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Non esistono più gli anniversari di una volta.

Oggi è tutto un organizzare, sistemare, comunicare, pianificare, negoziare, prenotare…

Fai mica che non ti ho detto che volevo uscire, che non mi hai detto che ti andava bene, che non lo abbiamo detto alla Holy Tata, che non lo abbiamo scritto sul calendario, che va a finire che lo abbiamo detto a tutti ma che poi ce lo dimentichiamo…

E così, tra una manciata di giorni io e il marito festeggeremo dieci-anni-dieci di matrimonio.

Dieci anni significano troppe cose.

Due città, tre case, ben due diverse lavastoviglie, un’infinità di libri regalati perché non ci stanno più in casa, almeno 4 orchidee morte di stenti. Una quindicina di viaggi veramente significativi, una gloriosa ma(u)ratona, Vinicio Capossela col cappotto di pecora in piena estate, cinque diverse auto, sei se contiamo la buonanima della mia. Una sola moto ed un solo zainetto timberland consunto per i viaggi.

Almeno tre o quattro computer, due garmin, un solo taglio di capelli, il mio, perché io sotto sotto preferisco non cambiare mai.

Sei lavori diversi, sempre le stesse unghie mangiate, la stessa T-shirt di MenoMali che davvero è diventata parte del DNA.

Cinque o sei modi diversi di prendere il caffè, diverse new entry musicali, dieci tormentoni culinari, più o meno uno per anno, il trito magico, uno-e-trito.

Una mezza dozzina di occhiali da sole differenti, diverse creme doposole, due phon.

Molti aerei, troppi treni.

Ah, e tre figli.

E naturalmente chi, se non i figli, sono il nutrimento e la dissoluzione di questo matrimonio? Chi, se non loro, che hanno un ruolo così prepotente nel determinare il futuro, dovrebbero conoscere il passato?

Nel mio jukebox delle favole non poteva quindi non entrare la nostra storia, quel primo incontro che ha determinato le nostre vite in modo così definitivo.

– Ma volete sapere come si sono conosciuti mamma e papà?

L’attenzione langue.

– Ma volete sapere cosa stava facendo mamma quando papà è entrato nella sua stanza e lei ha deciso che lo avrebbe sposato?

L’audience parlotta sommessamente.

– Mamma, noi veramente avremmo una richiesta.

– Certo! Ditemi pure…

– Ci racconti di nuovo la storia dei batteri?

Ora capisco che per un osservatore distratto possa non essere così chiaro, ma non fatevi ingannare dalle apparenze: per me è e-v-i-d-e-n-t-e che gli interessa.