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ordina solo quello che sai mangiare

Il complemento di limitazione, che vale sia per aspetti fisici che psichici che oggettivi che soggettivi, sagoma, smussa, specifica in che limiti va interpretata la frase principale, rispondendo alla domanda “in che? in che cosa?”.

In latino ricordo che mi dava sempre estrema soddisfazione scoprirlo in una versione. Spesso lo vedevo anche quando non c’era. Facevafigo. Si trovava in ablativo ma giurerei che c’era una regola che lo faceva trovare anche in accusativo. Boh, la cercherò, so che siete curiosi.
Fatto sta che stasera mentre cenavo mi sono resa conto che era vero che il latino mi sarebbe tornato utile anche da grande (…grande?).
Ad esempio ordinare al ristorante giapponese un piatto nuovo ha seriamente minato il mio equilibrio mano-riso-pesce-bacchette e ho arrancato e arrancato per tutta la sera. Un po’ come quegli stranieri che si intossicano un’intera serata a finire gli spaghetti col cucchiaio, sporcandosi pure tutti di salsa. Ecco la scena era quella. Ma senza la salsa.

Dunque, stasera (a ragion veduta) i complementi di limitazione sarebbero abbondati. Fortuna di non avere con me dizionario di latino per verificare.

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