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Bei tempi in cui potevo battere un’amica al gioco dell’impiccato con la parola euroscettica.
Diversamente dai primi anni Duemila, mai come oggi questo termine è così entrato nel linguaggio comune che, se lo riusassi, perderei in due mosse.
E di pari passo sono sparite altre parole e ne sono comparse di nuove. O forse dovremmo dire di antiche (cit.).
Solo per la cronaca, nel caso ritornassero di moda, io farei il tifo per “bottega” e “ordinario”, ma mi sa che non sono tra le prime della lista e dunque attendo.

Trovandoci in argomento, però, vi confesso che ho un problema.
Ho un problema su una pigrizia linguistica molto usata al giorno d’oggi. Ed il problema è che il problema sta diventando insormontabile: mi rosicchia dall’interno e tra un po’ mi sbriciolerò al suolo come le statue di mollica di pane del Pelicorti.

La prossima volta che al ristorante mi sentirò domandare dal cameriere: “Acqua naturale o leggermente…?” sono quasi certa che farò una mossa spiazzante come quelle di Kato nella Pantera Rosa e prenderò lo sciagurato alla gola, obbligandolo a completare la frase.
Ma quello che temo davvero è che, mentre il signore, con voce strozzata, bisbiglierà: “…frizzaaaante?” sentirò la voce di mio marito, assorto a leggere il menù, rispondere con indolenza: “Leggermente, grazie”.

Ma quindi voi dite che, quando gli farò chiedere gli alimenti dall’avvocato, devo far specificare come la voglio l’acqua?

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