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Certo non dico tanto, ma almeno il tempo per leggere un libro lo dovreste avere.  Se partiamo da questo assunto, allora sono contenta di mostrarvi un libro pubblicato da pochissimo, molto carino, dedicato a chi a Roma ci vive oppure ci viene oppure ci vorrebbe vivere oppure ci vorrebbe venire.

 

E se la vita quotidiana ha dei ritmi sempre più al limite dell’alienazione (niente reminiscenze marxiste, sono proprio le agende a parlare), noi, a nostra volta, siamo sempre più spinti ad assomigliare a delle macchine che devono far funzionare perfettamente i numerosi incastri giornalieri e più riusciamo a costruire le giornate, le settimane ed i mesi come se fossero una perfetta catena di montaggio (alla charlie chaplin), più crediamo di avere il coltello dalla parte del manico, di governare noi la nostra vita e di essere imbattibili.

E poi, in tutto questo tran tran automatizzato, arriva Simona.

Scrive un libro con la mano sinistra, mentre con la destra lavora, va al cinema, incontra gli amici, viaggia, gioca a trivial, cucina gli gnocchi di ricotta, fotografa, aspetta un figlio, cura le sue piante (anche se andrebbe confessato è che sono piante grasse!!!) e, udite udite, si rilassa.

E la cosa davvero sorprendente è che le esce un piccolo gioiellino di racconti, di aneddoti, di curiosità e di consigli in cui, ci scommetto, chiunque (si perderà e) si ritroverà molto facilmente, a prescindere da quanti anni abbia e da come sia fatto. Deve essere perchè Simona coglie l’essenza delle cose che racconta e dunque alle sue storie si può avvicinare un giovane o un adulto, un normotipo o uno strambo, perchè leggendo troverà comunque un canale di comunicazione diretto, che gli darà l’impressione che il racconto aspettasse proprio lui per prendere forma ed acquistare significato.

E allora il trucco sembra a portata di tutti: il relax, ma quello vero (dice Simona), ce lo si conquista quotidianamente sul campo di battaglia e non lo si va a cercare chissà dove, quasi come se fosse uno degli ennesimi prodotti da consumare e buttare via. Al vero relax non si deve aprire il portone fatto di legno e chiavistelli, non ha bisogno di tanti fronzolì e non arriva in pompa magna. Il vero relax si accontenta anche di un’entrata di servizio, di passare sotto silenzio e di non fare tanto clamore.

Il relax va “trovato” all’interno di una giornata di lavoro faticosa, in un periodo di cattivo umore, un mercoledì di fine novembre in cui non ci si sente bene, in una giornata di sciopero perdippiù piovosa, oppure in un giorno in cui si fa fatica a fare tutto. Solo così stiamo parlando di vero relax e solo così potremo avere i benefici che pensiamo che esso debba portare alla nostra vita, altrimenti stiamo solo “eccellendo” in un ennesimo incastro di attività, che sicuramente ci farà sentire più completi, ma che non porterà nessuno dei risultati sperati.

Fidatevi di quello che vi scrivo io, anche se in rete ne parlano anche altri, tuttosommatotrascurabili ( Corriere della Sera ).

PS. Mi dispiace che ci sia scritto il prezzo, molti dei miei amici lo avranno in regalo per Natale! Vi prego di considerare questo prezzo “indicativo”, a me Simona me lo fa pagare molto di più. 🙂

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