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Come spesso accade, è da un evento fortuito che si innescano le rivoluzioni. E così anche per me.

Da quando non ho più il motorino (Kudu buonanima), che era uno dei miei unici punti di riferimento dopo la pasta e patate con la provola e la canzone “Vecchia valigia” di De Gregori, la mia vita non è più la stessa.

Non è più la stessa nel senso che ho fatto di necessità virtù e ho iniziato ad girare praticamente solo a piedi.
 La prima fase che ho attraversato, ve lo confesso, è stata quella dello shock: mentre ero abituata ad avere Roma in pugno (vabbè, non esageriamo), un attimo dopo mi sono trovata un ennesimo essere semovente che aveva la pretesa di attraversare Roma senza un mezzo proprio e la città eterna questa pretesa me la faceva scontare in ogni occasione. Col tempo, però, questa nuova “dimensione” dell’appiedi mi ha permesso di riscoprire un senso diverso negli spostamenti quotidiani, più scomodo e faticoso, ma involontariamente ho recuperato un tempo che credevo di non avere (il tempo tecnico dello “spostamento”).
Il fatto è che prima usavo sempre l’avanti-veloce, ero accelerata, ottimizzata, compattata, mentre adesso anche il tempo ha recuperato una sua umanità.

E allora le cose hanno iniziato a girare diversamente.
E sono cambiate anche le parole usate: da “spostamento” a “percorso”, da “tempo macchina” a “tempo uomo”, da “ci vediamo tra dieci minuti” a “ci metto almeno mezz’ora”. Evvabbè, chessarammài.

Per chi fosse interessato le 6 cose da fare andando a piedi:

  1. Indossare un cappello
  2. Trovare scorciatoie
  3. Scoprire angoli nascosi (pedonabili)
  4. Pensare
  5. Scattare foto
  6. Perdersi a guardare

Poi, certo, imploro sempre agli amici di venirsi a prendere un aperitivo sotto al mio ufficio con la scusa che sono a piedi (2 spritz + patatine e mais tostato: 4 euro in tutto), ma solo perchè modestamente il “Caffè Stokà” è davvero un posto imperdibile. 🙂

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