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Questo post è arrabbiato.

Ma possibile che le metro di Roma siano così inadatte per rispondere ai bisogni elementari di una capitale? Ma pure di una città che non sia capitale.
Me ne sto accorgendo a poco a poco, molti di voi mi diranno che era ora, ma io intanto me ne sto accorgendo, anche se a poco a poco.

I mio punto (molto banale) è che la tipologia delle persone che si vedono nei vagoni della metro svelano moltissimo della civiltà e dello sviluppo del paese in cui siete. E secondo me anche dei suoi valori (in senso lato).

E a Roma questa cosa è evidente: in percentuale i romani in metro sono pochi e la maggior parte delle altre persone si vede che la usano come necessità (in accezione negativa): sono stranieri (residenti o turisti) e persone senza fissa dimora (come quello che urlava giorni fa: “ohhh mi è tornata la crisi di aerofagia” ed era riuscito ad avere tutto il vagone per sè, genio!!)
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Che poi tutto è un cane che si morde la coda (non vi spiegherò che intendo, fate un po’ voi).

Ma in aggiunta a tutto ciò, quello che mi ha fatto sbottare è che ieri sera, alle 23 inoltrate la metro era chiusa per lavori e l’autobus sostitutivo non è mai passato, tanto che con un’amica siamo dovute per forza ricorrere ad un taxi (30 euro) e tornare a casa nientedimenoall’unadinotte. Non per aver fatto chissà cosa, ma per aver aspettato. Vabbè.

E la cosa che mi ha fatto davvero incazzare è che il tassista non appena siamo entrate ci ha detto che (per quanto ci siano pareri discordanti sull’argomento) lui sì che era favorevole che le donne uscissero insieme la sera dell’otto marzo… che in effetti era la nostra festa mica per niente.

Quanto avrei voluto chiamare nextlola per una risposta delle sue, di quelle a effetto glaciazione… e mi rimane la sensazione latente che questo il conducente della metro non ce lo avrebbe mai detto

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