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Perchè questa cosa che dico in fondo la sappiamo tutti, solo che abbocchiamo sempre alla rete che ci buttano treni ed autostrade.

Nel tratto Roma-Bologna, ad esempio, guardando fuori dal finestrino del treno si vedono degli scorci molto belli, con colline morbide color verde bosco, qualche zolla arata color marrone scuro, alberi, qualche fiumiciattolo e dei casolari appartati ed abitati.

Ogni volta che guardo quelle case sono sempre rapita dall’idea di trasferirmi in un posto del genere, anche a costo di sobbarcarmi il costo (in termini di fatica) del pendolarismo.

E lì inizio a colpevolizzarmi sul mio stile di vita, a farmi discorsi sulle scelte scomode ma coraggiose, sulla capacità di mettere in discussione la propria quotidianità e dopo, ma solo dopo, ma solo dopo un bel po’, mi rendo conto che in realtà quelle sono le ultime case che sceglierebbe chi ha bisogno di natura, perché sono praticamente sui binari del treno (o a ridosso dell’autostrada). Cioè per colpa vostra, mi dico, io mi sono autoinflitta migliaia di improprie, adesso mi sento inutile, frustrata e sbagliata ma poi nella realtà non ficcherei neppure il naso nella vostra cucina???

Ma nonostante tutto sono convinta che le “case civetta” sono messe lì di proposito, secondo me sono anche abitate da figuranti durante l’orario di passaggio dei treni e hanno il merito di lasciarmi in un vortice di pensieri su come sarebbe una vita più a contatto con la natura, come sarebbe finalmente aver due cani e una piccola vigna per settembre, quanto costerebbe (in organizzazione e stanchezza) pendolare verso un lavoro in una città più grande e più lontana e soprattutto quanto ci vorrebbe a sbaraccare tutto e iniziare.

Certo, però, se poi vivo in campagna e la torta alle carote continua a non lievitarmi, allora sì che mi verrebbe un nervooosooo…

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