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Ogni volta che ci si espone, c’è sempre il rischio di essere incompresi. Di essere incompresi non solo sulla cosa che si fa, ma anche sulle intenzioni che hanno spinto a farla, quella cosa. E non solo sulle intenzioni manifeste, ma anche sulle intenzioni recondite. E non solo sulle intenzioni recondite, evabbebbbàsta.

E tu magari sei stata ore ad aggiungere più chiodi di garofano per arrivare al sapore giusto oppure a fare quella sfumatura di colore nel fumetto che tanto volevi oppure a identificare, tra 10 sinonimi, il termine giusto da inserire nel bigliettino o nel messaggio… e la reazione del tuo interlocutore ti spiazza. Non è che non gli piace, molto peggio: non lo nota.

E allora c’è una profusione di parole su parole su parole per spiegare, spiegare, spiegare… che lasciano una sensazione orrorosa, come quella che viene alle persone che sono costrette a spiegare le barzellette. E no, non si fa. Se non capisci al volo non puoi seguire il ragionamento (come ha sempre detto mio padre, quando si accinge a spiegare l’ennesima barzelletta).

Comunque, se posso permettermi, io mi sento di affermare di essere un nome nel mondo dell’incomprensione. Anzi, sono proprio una star. Ma in fondo mi piace. Perchè la luna dell’incomprensione ha una faccia nascosta che io trovo meravigliosa: lasciare sempre quel vago sospetto di averci visto giusto.

Spero di non essermi spiegata.

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