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Io non ho ancora capito se i mercati biologici mi convincono fino in fondo, pur facendo parte di quelle persone li frequentano sempre, dovunque, comunque e benanche.

Come un satellite attorno al suo pianeta, quando sono folgorata dal bio-raptus, io sono capace di far orbitare tutta la mattina del sabato attorno alla visita al mercato biologico per comprare frutta e verdura e, fino a che non ho ricevuto in regalo la macchina per fare lo yogurt (holyhusband), avrei continuato a girare tutt’attorno fino a che non trovavo anche il banco dei latticini biologici.

Ma poi “mercato bio” che cosa significa concretamente?

Significa che produttori e consumatori seguono un disciplinare rigoroso (come direbbe mio marito).

Se i produttori hanno una forte attenzione (disciplinata per legge) nel seguire i metodi di coltivazione sostenibile, che spingono a non sfruttare eccessivamente le risorse naturali ed a limitare il più possibile o quasi del tutto elementi chimici eccetera eccetera eccetera (e forniscono effettivamente dei prodotti di qualità superiore), anche i consumatori sembrano seguire delle regole (forse disciplinate anche queste per legge, non so) piuttosto rigide.

Innanzitutto la composizione del “gruppo di acquisto”: padre, madre e un figlioletto. Raramente due. Età sui 35 ben portata, ma volutamente lasciata intravedere (non so se mi sono spiegata), aspetto radical chic, occhiali di tartaruga modello anni ’70, giornali di tendenza infilati nella tasca della giacca (di velluto), aria interessata, pronta ad instaurare un dialogo paritario con i produttori sugli inconvenienti nell’allevare api domestiche.

Gli uomini (perloppiù) sono interessanti quanto casual e le donne (perloppiù) sono affascinanti quanto acquaesapone.

E così il mercato bio si trasforma in uno tra i ritrovi più chic del quartiere, un vero happening: incontri, salutiebaci, risate, appresto,civediamoallamostra, tichiamo.

Solo che è maledettamente vero che la classe è innata… altrimenti mi dovete spiegare come è mai possibile che io vado via carica di buste che sembro la governante della famiglia Bradford, mentre i bio-acquirenti al massimo vanno via dal mercato chiacchierando e portando in braccio solo due sacchetti (rigorosamente di carta) e un ciuffetto di erbe aromatiche.

Scusate, è l’invidia che parla.

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