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Non potrete mai leggere su questo blog che cosa è fashion e che cosa no, almeno fino a quando sarò io a scriverci. E lo dico senza falsa modestia.

Però, santocielo, i cappelli sono fantastici. Cioè come si potrebbe vivere una vita senza cappelli? E non ve ne uscite con la solita scusa: non ho la faccia adatta (grà, ti senti chiamata in causa?) perchè le facce si adattano, nel caso.

Indossare un cappello è qualcosa di più che un semplice gesto, è un messaggio di esplicita autoaffermazione verso il mondo esterno. E’ tracciare una linea e dire: io sto qui. Wilde diceva: “Si può sempre capire dal cappello di una donna se vive o meno di ricordi”. Serve che aggiunga altro?

Ora, per l’inverno mi sono dilettata con 4 cappelli: uno di lanona verde tondo a fungo bombato, uno di lana grigio a spiovente che non mi fa vedere gli occhi, un basco portato come d’obbligo sulle ventitrè e poi un cappello beige di lanetta mohair che per quanto tanto carino quanto inutile contro freddo/vento/tutto, è stato indossato stoicamente anche in piena bufera di neve, in quanto porta il dogma dell’infallibilità del marito (autore dell’acquisto).

Ma per l’estate mi si pone un problema: ho un solo (nuovo) cappello, straordinariamente à la page, e non mi sento pronta. Intanto l’ho messo lì, sulla libreria in salotto, per familiarizzare un po’, ma tra il dire e il fare, tra l’elaborare e l’indossare, ho paura di aver bisogno di un po’ di tempo: il fatto è che non ho la faccia adatta…  🙂

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