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“Fessi a crederci, più fessi a non crederci” direbbe Stefano Benni e per me lui è un guru. Lo sentivo che prima o poi avremmo dovuto affrontare questo tema, ma credevo che fosse meglio “poi” che “prima”, perchè fare outing così, un po’ alla Cecchi Paone, ero sicura che mi avrebbe mortificato.

Ieri, però, Piff (loving him) in un suo racconto evidenziava come il popolo statunitense è quasi totalmente immune dalla scaramanzia e che per prefigurarsi una sconfitta ci deve prima arrivare, alla sconfitta dico, e non è che la mette in conto ancora prima di iniziare a gareggiare, nella paura che se spera di vincere, allora è matematico che perde.

Ora, facendo le debite differenze e sottilizzazioni, anche perchè è ovvio che ci saranno statunitensi e statunitensi come ci sono italiani ed italiani, è interessante leggere delle tendenze di comportamento dei vari paesi, latini, anglosassoni, orientali, che mostrano le differenze di approccio alla vita; pensare poi che in alcuni paesi non esiste un vocabolo corrispettivo per la parola “scaramanzia” è sicuramente significativo.

Tempo fa, in un libro sulla storia delle religioni, mi aveva molto colpito una delle teorie, che sostiene che l’idea di un Essere supremo primordiale si radica nell’uomo in tempi antichissimi (parliamo di preistoria) quando il bestione peloso si convince che può avere un impatto sulla natura e sugli eventi, riuscendo a modificarli a proprio vantaggio, semplicemente facendo delle azioni o dicendo delle parole. E da questo assunto in poi, l’evoluzione dell’uomo, del pensiero e delle comunità sociali hanno poi buttato le basi per filosofie sempre più raffinate che si sono evolute in religioni.

L’idea di poter avere influenza su un fatto esterno attraverso frasi o riti anche totalmente scollegati dal fatto in sè per me è s-c-a-r-a-m-a-n-z-i-a.

La scaramanzia è una forma di superstizione e pur avendo lo scopo illusorio di migliorarti la vita, fondamentalmente ti intossica buona parte di quello che vivi, in quanto l’assioma di base è che se per puro caso sei felice di quello che ti sta succedendo e la vita stessa se ne accorge, allora te la fa pagare. Oppure se per caso ci metti il pensiero su una cosa… allora peggio che mai.

Ho visto fare le cose più strane per scaramanzia, di cui segue una lista edulcorata:

ho visto vedere partite di calcio sempre e solo con la serranda chiusa solo perchè una volta… ho visto dire sempre la data degli esami il giorno successivo a quello vero, mangiare un pacchetto di patatine sempre prima di un responso importante, fare sempre lo stesso teatrino nell’inserire prima una chiave sbagliata e poi giusta nella serratura, il sale versato, la scopa sul piede, il cappello sul letto, non passare la saliera, non ti sedere nell’angolo, smadonnare al gatto nero, mettere quella cosa sempre in quel modo, “se faccio canestro dice sì, se tiro fuori dice no”… ho visto addirittura una cantante molto nota (a 8 concerti diversi) fare semprelo stesso errore nell’annunciare la stessa canzone che avrebbe cantato.

Ma qui parliamo comunque di livelli tendenti all’alto, non proprio altissimi, ma tendenti all’alto, perchè prevedono comunque “un’azione”.

C’è poi una forma di scaramanzia più tignosa, di cui sono affette persone che non si metterebbero mai probabilmente a ricostruire una scena con gli stessi elementi pur di vincere una partita o pur di passare un esame, però…, che si insinua nei ragionamenti normali e che in un certo senso inquina senza volerlo quelle piccole felicità che si provano nelle indeterminatezze, nelle situazioni di grigio chiaro, diciamo,… quando non si ha ancora la certezza di una cosa nè in positivo nè in negativo (es. accetteranno o no la nostra offerta per quella casa?).

Indeterminatezze che non sono già gioie, ma non dovrebbero essere neanche angosce.

Ora io un tempo ero affetta da forme evidenti di scaramanzia medio-bassa e forme latenti di scaramanzia medio-alta, ma il grosso della disintossicazione l’ho già fatto anni fa e devo dire che, tranne qualche piccola ricaduta, sto facendo passi da gigante e mi sembra di essere fuori pericolo adesso. Almeno facendo le corna.

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