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Mi fa sorridere che spesso mi trovo a pensare a delle cose e poco dopo ne sento parlare.

Mi capita di elaborare dei pensieri articolati e di sentirmeli ripetere pari-pari da altre persone.

Aggiungo che quello che mi fa ridere molto di meno e, invece, mi ossessiona molto di più è il fatto che quasiognivolta che leggo una parola, nell’arco di pochissimi secondi la sento pronunciata (da un passante, alla radio, da un’amica). La sento pronunciata anche se sono sola in casa. Capite adesso perchè parlo di “ossessione”???
Vabbè, torniamo a noi.

Mercoledì sostenevo strenuamente che i privilegi del pedone andrebbero contingentati.

Una persona che cammina a piedi (diol’abbiaingloria) non può però pretendere di attraversare la strada sulle strisce senza neppure guardare, solo perché ci sono le strisce e solo perchè, appunto, si è maturato un diritto. Esistono delle regole su “come attraversare la strada”.
È vero che le auto in città non devono correre (lo dice una il cui tachimetro da 40 km/h in su è puramente ornamentale), ma è anche vero che da un’andatura medio-sostenuta passare a “zero” non è una cosa di un secondo.
E allora io, anche se rappresento la categoria, non colludo con queste prepotenze.
Anche la strada ha una sua etichetta e se i guidatori spesso hanno usato il codice della strada per rinforzare la gamba traballante del comò, i pedoni non possono continuare a pensare: tanto si deve fermare, anche se faccio cucù da dietro alla monovolume parcheggiata all’incrocio!

Altrimenti finiamo come l’amica torinese (posso dire “torinese”?), la cui auto ha rischiato di scarrocciare su un vecchio pedone attraversante e iroso e, nonostante  avesse fretta e ci fosse la neve, è stata anche “costretta” ad abbassare il finestrino ed insultare lo scampato! Nella vita (agli scampati) non può mica andare tutto bene…

immagine di nextlola, of course

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