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…sarò un pastore abruzzese.

La pecora, anche nei discorsi della gente, è un animale discreto. Se ne parla il giusto, non si eccede né si mitizza, come accade per altri animali: il cinghiale, il tonno, la bufala (la buuuuuuufala, loving it), il maiale, il salmone. Infatti tanti hanno un’idea precisa degli animali che ho appena citato, ma quanti si esprimerebbero in modo “netto” sulla pecora?

La pecora, remissiva e apparentemente stupida, vive nelle campagne attorno alle città, puzza il giusto (ma non troppo), non socializza con le persone (ma non le teme), convive con il rumore del campanaccio (senza danni apparenti) e si prende il suo tempo nell’attraversare 2 metri di stradina di campagna (fregandosene anche dei clacson): se le va di fermarsi a contemplare qualcosa, lo fa.

Alcune pecore sono fighe o almeno diciamo che sono note: la ricerca genetica più all’avanguardia (checché ne pensiate, era all’avanguardia) aveva prodotto Dolly; una marca di abbigliamento di lana merino, sul cui nome taccio, stima così tanto le proprie pecore che assegna ad ogni maglietta un codice che identifica la pecora tosata in Nuova Zelanda, così uno può andarsela a vedere: eccessivo, ma conosco chi lo ha fatto. La Disney ne ha rappresentato un gruppetto famoso nel cartone vecchissimo: “Lamberto leone inesperto”: indimenticabile.

Per mettere il carico da novanta, vi ricorderò che le pecore per un periodo avevano anche la dignità di comparire sulle scritte dei diari di scuola (onore mica da poco) con la mitica “Se non fosse per quella puttana di una pecora, avrei ancora il mio maglione di pura lana vergine”. Tanto di cappello, non mi sembra che nessun tonno abbia avuto lo stesso onore.

Nonostante tutto questo, però, se ti paragonano ad una pecora, tendenzialmente ti arrabbi (almeno succede così con una mia amica… non la prende mai bene!) e rispetto ai 100 giorni da pecora, per contratto, devi comunque dire che preferisci 1 giorno da leone. E la mia interpretazione (always critica) mi spinge a portare il concetto all’estremo (senza avere l’intenzione di offendere nessuno) ed a sottolineare che se il clero continuò ad usare l’immagine di gregge per la comunità dei credenti, non era proprio un complimento.

Sarà…

…ma da qualche sabato a questa parte ho fatto la promessa che non avrei mai più parlato male delle pecore, anzi ne avrei diffuso il belato in giro.

Al mercato biologico di Testaccio, 8 euro al kg, vendono la ricotta di pecora più buona del mondo. Se chiedete in giro, vi diranno che la ricotta non è un formaggio, ma un semplice latticino; che è ricca di sali minerali e di proteine (impressive!), ma che ha poche calorie (maddai??); che è così delicata che non riesce a sostenere l’aggressione dei microrganismi che la attaccano quasi subito e quindi va mangiata freschissima.

È solo per questo, ovviamente, che col marito abbiamo spazzolato i 700 grammi di ricotta in meno di dieci minuti oggi…

Ve l’ho detto: se mi reincarno, sarò un pastore abruzzese, lo prometto.

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