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Il mio amico Tony è convinto di una teoria su cui cerca di fare proselitismo manco i testimoni di Geova (ci dev’essere un’acca): avere coscienza delle conseguenza standard di un evento/azione mette in atto un meccanismo per cui il cervello agevola il verificarsi delle conseguenze stesse.

Insomma la teoria è la sua, non la mia, quindi non lamentatevi che non la so spiegare, ma il suo esempio è lampante: quando gli europei andavano con le armi a pallettoni o quello che erano a sparare agli Indios, erano sconvolti dal fatto che questi morissero molto dopo rispetto a quando moriva un normale cristiano (è proprio il caso di dirlo) colpito invece in Europa.
Il fatto è non tanto che gli Indios fossero più prestanti dei tisici europei, ma anche che non associavano immediatamente il ferimento con le pallottole a morte certa e dunque il cervello non mandava al corpo già tutti quei segnali di autoconservazione che poi si traducevano con un “Cielo, muoio ma chimmoffafà di continuare a sbattermi!”, ma combattevano fino a che il corpo effettivamente riusciva a sopportare la ferita. E poi morivano.

Fa sempre un grande figurone, Tony, quando racconta questa storia (anche se si dimentica di solito uno o due particolari e quindi deve tornare indietro per recuperare i pezzi) e non escluderei che abbia accalappiato così la sua attuale (e spero unica) consorte.

Sarà, ma a me questa storia comunque mi ha suggestionato (l’a-me-mi è una licenza), quindi quando ho visto sere fa questi guanti appoggiati alla finestra del bagno di una casa a piano terra non ho potuto non pensare a guanti neri-assassino-ancora in casa che lava le impronte e mi sono tenuta abbondantemente alla larga dall’entrare in casa per prima.

Poi mi hanno detto che erano guanti per il giardinaggio. Seeee, ma a chi la vogliono dare a bere? I guanti da giardinaggio sono verdi.

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