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Per addolcirmi la pillola io lo chiamo affezionarmi, ma per essere oggettiva dovrei dire fissarmi.

Due fattori mi hanno spinto oggi a prendere la decisione definitiva ed a mettere in soffitta (solo metaforicamente, purtroppo) queste scarpe di Positano che mi hanno accompagnato da giugno quasi fino ad ottobre.

Il primo è che siamo ad ottobre, appunto.

Il secondo è che voglio fare prima del cartello anonimo che presto o tardi troverò fuori all’ufficio con su scritto: “Ti prego, b-a-s-t-a!”.

Il fatto è che ad ogni cambio di stagione divento intrattabile e riluttante e mi succede sempre di avere una volta una sciarpa, poi una maglietta oppure una gonna che non riesco a lasciare andare e me la porterei a tutti i costi nell’altra stagione.

Non so cosa ci trovo di rassicurante nel mettere, tra tanti vestiti, prevalentemente sempre gli stessi, ma deve essere ricondotto alla sindrome della coperta di Linus, che ho letto che definiscono come “un’àncora di conforto necessaria per eclissarsi e sentirsi normali.

Ovviamente razionalmente so bene che indossare scarpette moda-mare-Positano sotto la pioggia oppure mettere un capo pesante in piena primavera di normale avrebbe davvero ben poco, ma se cominciamo a dire che anche il concetto di “normale” è molto personale, allora ecco a voi la spiegazione.

E quindi la stagione primavera-estate 2012 ha visto trionfare questo paio di scarpe. Portarle, in effetti, mi ha dato un senso di sicurezza e serenità, ma c’è un limite a tutto e ne prendo atto.

Però questo post lo dedico a loro, perchè sottosotto le vorrei tranquillizzare: il mio è solo un arrivederci, non è un addio.

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