Torre Annunziata, un pomeriggio ed un telefono

telefonoSiamo in fase ricerca spasmodica di auto e, online, molte tra le migliori offerte provengono da concessionarie in Campania.

Siamo seduti sul divano io e il marito, ognuno perso nel proprio device a fare analisi, studi e confronti (io faccio i confronti che riesco a capire, ossia confrontro misure e capacità bagagliaio). Il marito ha un telefono rovente in mano, fa decine di telefonate esplorative.

Ad un certo mi dice: “Ora chiamo questo di Torre Annunziata”.
Compone. Squilla. Rispondono.
“Ue…buonasera, pronto…?” inizia lui.
Mi volto di scatto: ma cazzarola, mi chiedo, ma perchè parla con questa inflessione napoletana così forte che neppure nei provini di Gomorra osavano tanto?

“Eh scusate, la tenete angòra quella machina che aggio visto su Autoscout?”

Io lo guardo impietrita, né stupita né ammirata, proprio impietrita. Lui avverte il mio sguardo e mi fa un gesto con la mano che sta a significare: tranquilla, so quello che faccio.

La sintesi, se posso azzardarne una, è che facendosi sentire come “uno dei loro” avrebbe limitato le fregature.

Io che, invece, sono effettivamente “una dei loro” so bene che la fregatura non guarda in faccia a nessuno e che non si applicano galanterie ai conterranei. Quello che, invece, mi iniziava ad impensierire (per il livello bassissimo che stava prendendo la telefonata) era che agli occhi del concessionario il marito potesse apparire così-tanto-zammaro (nel senso peggiore di tamarro), che questo si potesse segnare il numero dal quale lo chiamava con l’appunto: “Non vendere a sto cafone”.

Però, sul più bello, accade l’inaspettato.

“Eh scusate, quanto aggia pagà per fà il passagg’ e proprietà, voi ossapète?”
Dall’altro lato gli rispondono che lo sapevano. E che costava 700 euro “abbondanti”.
Al che, così sconvolto da una cifra che andava oltre qualsiasi più nera previsione, la mente del marito va così tanto in tilt che rimuove in un attimo suo metodo Stanislavskij.

E dopo una recitazione impeccabile di quasi 5 minuti chiude la telefonata con un sonorissimo: “Mortaaaaaacci!”

15 risposte a "Torre Annunziata, un pomeriggio ed un telefono"

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  1. ahah!
    un mio amico italiano che viveva in kenya parlava swahili così bene che faceva le trattative solo al telefono, in modo da ottenere prezzi da “locale”. poi quando arrivava di persona a riscuotere l’affare erano gli altri che, nel vederlo bianco, dicevano “mortacci” nella loro lingua e cercavano di alzare il prezzo. ma era troppo tardi! 😀

  2. Vendesi peugeot 206 blu, quasi nuova, prezzo vero affare. solo per zammari il passaggio di proprietà è compreso nel prezzo modico….

    un’altra idea per il compleanno potrebbe essere un master a forcella per specializzarsi

  3. voglio fare uno studio sociologico su questo. a fine ottobre saremo lì (a napoli, dico) per un festival di teatro, stiamo preparando uno spettacolo: gli attori del nostro gruppo, appena iniziate le improvvisazioni, sono sprofondati in uno smaccato (e verosimilmente non plausibile) accento napoletano (ovviamente da evitare per non rendere macchietta una storia che ha tutt’altri obiettivi). mannaggia, ma come è possibile? cosa ha il napoletano di così diverso dagli altri “idiomi” ed “accenti” da renderlo irresistibilmente imitabile (cioè, il tentativo di parlarlo…) da parte di chiunque vi si accosti per più di trenta secondi?
    (tuo marito, all’interlocutore, sarà apparso come l’oriundo che vive a roma e che, “porettallui”, sarà stato contagiato da qualche triviale inflessione da’a capitale).

    1. …fai bene a fare uno studio sociologico, perchè la cugine torinese del marito è stata a Napoli un mese per un corso di restauro ed è tornata dalla vecchia signora sabauda parlando con un’inflessione che neppure ai Vergini.
      Fine ottobre Napoli?
      Cioè… hai bisogno di claque?
      🙂

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