I fagiolini del Pleistocene

fagioliniVeder circolare in casa, da appena un anno e mezzo, un esempio vivente del Grande Uomo Scimmia del Pleistocene rende la vita estremamente concitata, anche se piena di piccole inaspettate soddisfazioni.

Il G.U.S.del P. si caratterizza per energia fuori dal comune, forza bruta, refrattarietà al dolore fisico e, soprattutto, per la capacità di esprimersi esclusivamente attraverso suoni baritonali e cavernosi che, se provenienti da una stanza lontana, rendono il corridoio un luogo molto poco sicuro.

E dato che natura abhorret a vacuo, il G.U.S. si presenta in modo binario: o ti entra scapigliato in stanza, sbattendo contro qualsiasi corpo contundente senza riportare conseguenze apparenti, come ogni reduce da una caccia al mammut che si rispetti, oppure passa tutto il proprio tempo a riempire di baci una sua pezzetta a forma di coniglietto a righe bianche e blu.

Animato dalla missione di stimolare la sua intera orda ad evolversi, il G.U.S. si sperimenta quotidianamente nell’ormai mitico numero “mille-modi-di-suicidio-più-uno“, che tanto attanaglia il mio debole cuore di madre e che mi testimonia brutalmente che la sua velocità di attuazione è estremamente più rapida della mia capacità di previsione.

Alto all’incirca 80 cm e di corporatura non troppo forzuta, è capace di movimentare fino ai 4 kg di peso con una singola mano, di spostare il divano con la sola imposizione della fronte e di trasportare sotto un braccio il suo triciclo e sotto l’altro la bicicletta della sorella.

Passa dallo stato “sonno-veglia” in frazioni di secondo, riuscendo a farmi schizzare la pressione alle stelle quando, dal silenzio più assoluto, sento i suoi richiami della foresta a 179 decibel (vi ricordo che dai 180 dB di solito si perde l’udito).

Se non sto attenta mangia la propria porzione di pappa, quella della sorella sbigottita e qualsiasi impasto ancora informe in preparazione, a qualsiasi temperatura esso sia.

Non parla ancora. L’unico suono che riproduce ossessivamente è “Ca(r)amella”, fino allo sfinimento dei presenti, con la stessa elegante inflessione di Muttley.

E’ molto, ma molto attivo. La sua esperienza del mondo passa attraverso il contatto fisico che, di solito, diventa impatto e su cui, quindi, ha la meglio.

A meno che…

A meno che uno non gli chieda di pulire dei fagiolini.

Davanti ai fagiolini non c’è nulla che tenga: Giulio sale sulla sua sedia, li prende ad uno ad uno, ne spunta le estremità, li soppesa e  li ripone in una ciotola. E’ capace di passare anche più di un’ora per portarmi soddisfatto due chili di fagiolini pronti per la cottura.

Più di un’ora seduto, più di un’ora assorto, contemplativo. Più di un’ora silenzioso.

Adesso: la stagione dei fagiolini dura da maggio a settembre. Vi prego, iniziamo a lavorare su un piano B.

 

23 risposte a "I fagiolini del Pleistocene"

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  1. Sei tornata al tuo miglio livello di scrittura: fluido, divertente, forbito. Hai eliminato ogni traccia di ruggine che era inevitabilmente rimasto nei post dopo la lunga assenza. 🙂
    Bella questa suggestione del G.U.S del P. perchè oltre ad essere divertente da anche da pensare, in fondo l’educazione è ripercorrere le fasi dell’evoluzione, l’uomo fu prima raccoglitore, poi cacciatore, infine agricoltore (di fagiolini? )

  2. In tutte le fiabe, le streghe assediate da richieste, se la cavano buttando per terra chicchi di miglio mescolati con chicchi di riso e chiedendo all’eroe (o all’eroina) di dividerli. Puoi sempre provarci… 😉

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