Per metà italiana e per metà minoica

Ci sono dei momenti nell’arco del mese che hanno una piccola sacralità. Come ad esempio quando inizio un nuovo quaderno in ufficio.

Mi pregusto il momento fin dall’inizio: arrivo davanti all’armadietto della cancelleria in corridoio e mi accovaccio, spendendo tutto il tempo necessario per maturare la mia decisione. E pondero, penso, rifletto. E poi prendo lui, il quaderno del colore prescelto.

L’arrivo di un nuovo quaderno sulla mia scrivania scardina gli equilibri precedenti maturati tra penna-matita-evidenziatori e tutto prende un nuovo assetto. Ma sono principalmente io che cambio e prendere quei primi appunti, su quella prima pagina, morbida e soffice, ha sempre un che di magico.

Tanto magico che sapeste quanto mi controllo nella scrittura: la calligrafia è quasi perfetta, professionale, rispetto la grandezza dei quadretti, non annerisco un quadratino sì ed uno no quando sono a telefono, non faccio disegnini di bruchi, tartarughe o peggio di un cappio penzolante (quando il problema su cui prendo appunti sembra essere irrisolvibile).

Insomma, sembra davvero che sono cambiata e sembra che un nuovo quaderno sia riuscito a darmi la serietà che ci voleva.

E invece, tempo una settimana e mi sono già disamorata, l’ho già bagnato più voltè con dell’acqua che affiora presumibilmente da una falda che ho sulla mia scrivania, uso tutti i tipi di penne a disposizione senza più ritegno, a volte anche la matita per gli occhi se è la cosa più vicina che ho, calco come se scrivessi su tavolette di cera e sopratutto abbandono una calligrafia umana e, per fare presto, riprendo quella scrittura che mi caratterizza al lavoro: il Lineare A.

Per essere precisi, infatti, la seconda parte dei miei quaderni sembra scritta da un antico cretese durante il periodo minoico. Non parliamo neppure di un cretese che visse nel periodo evoluto dei micenei, perché loro usavano il Lineare B e quello almeno fu decifrato, ma parliamo proprio del Lineare A  che, per dirla come Wikipedia, “contiene delle parole che non sono riconducibili a nessuna lingua nota“. Ecco. Esattamente. Io scrivo in quella lingua.

E allora ho voglia a dare la colpa alla riforma del lavoro, alla contrattualistica brasiliana o alla stramaledetta gestione separata: se gli appunti non tornano, in qualunque modo orienti o inclini il quaderno, l’unica spiegazione evidente è che scrivo correntemente in una seconda lingua. Morta.

29 risposte a "Per metà italiana e per metà minoica"

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    1. Adoro i tipi come te.
      C’era un mio collega che nelle riunioni scriveva un sacco sul quaderno. Poi gli andavi a guardare la pagina e aveva scritto un enorme “CIAO” tutto con i ghirigori. Gli appunti migliori che ho mai visto prendere.

        1. Vorrei approfondire! Ma fai proprio le piramidi di cubi uno sopra l’altro? Tipo torre di babele?
          …lui è cintura nera del “ciao” con la parte di sotto della c lunghissima che fa da base al “iao”. Nessuno come lui. Ma parlami di te, magari mi ricredo!

          1. cubi e figure geometriche in prospettiva cavaliera. Ovviamente il quaderno deve essere rigorosamente a quadretti.
            A volte faccio anche un quadrato, poi lo divido diagonalmente in 4, poi in 8, poi lo interseco con delle rette parallele e campisco alternativamente gli spicchi risultanti….
            C’è uno psicologo in sala?

  1. Il mio quaderno è identico ma blu, è pieno da un anno e lo uso come quaderno di rappresentanza; nel senso che me lo porto dietro, apro una pagina a caso (tanto sono tutte piene) e lo lascio li.
    Se proprio diventa di vitale importanza doverci prendere appunti faccio dei rettangoli negli spazi vuoti e inizio a scriverci…
    Il mio quaderno è un buco nero di irrazionalità.

  2. io ho la soluzione: sei affetta da scrittura automatica.
    Se ti guardi dietro le spalle dovresti vedere un alieno o qualcosa di simile che detta le parole li per li comprensibili e che poi perdono comprensione quando esci dalla trance.
    Succede a molti, non te ne affliggere.
    Però sai una cosa?Abbiamo la stessa mania. E non so se ti capita ma io non riesco a scrivere con le penne normali, no. Devo avere quella con la punta sottile. Nera,al massimo rossa, perchè non posso scrivere col blue.

      1. io ho sempre voluto scrivere col blu, che tutti i bravi bambini scrivono col blu,cioè quelli giusti,mentre i depressi scrivono col nero,quindi ho sempre desiderato fare a cambio.
        Poi non credere,io mi vergogno pure a scrivere sti commenti eh, ma insomma te me li ispiri proprio.

  3. Come ti capisco: io faccio la stessa cosa con TUTTO (quaderni, penne, astucci, ma anche vestiti, scarpe, borse, eccetera): all’inizio li tratto come cristalli, dopo un paio di settimane comincio a fregarmene e il declino ha inizio. :mrgreen:
    E sì, anch’io scrivo in una grafia incomprensibile ai più e con parole strambe, e disegno ghirigori tondeggianti e strani esseri che paiono feti di coniglio. 😆

  4. non hai mai pensato che la lingua potesse essersi suicidata? magari in seguito alla risoluzione o abbandono del problema di cui si occupava.
    Alcuni problemi sono particolarmente deprimenti per l’inchiostro, duri da affrontare e impossibili da ricordare, problemi troppo arcigni per poter socializzare con gli altri scritti nei dintorni… e con il tonno ovviamente e la falda ovviamente

  5. Hhahhahahahah Ciao
    ps. veramente ogni tanto scrivo in codice anche le possibili formazioni degli avengers (supergeek) e i telefilm che devo scaricare 🙂

  6. Brava, brava, brava!
    Un piccolo capolavoro, uno dei post più belli che abbia mai letto.

    (E ora che vado a Creta farò uno studio sul Lineare A).

      1. quello sempre…
        mi riservo di dedicare queste settimane marine ad accanite letture sotto l’ombrellone.
        cmq ho detto dei “post”.
        non della letteratura universale.
        però ha il suo perchè…tocca.
        e non fugge!
        😛

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