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E’ che l’arrivo della dissennatrice ci ha rincoglioniti tutti e due. E quando dico “rincoglioniti”, non lo dico a caso.

Noi due. Proprio noi due che fino al 6 marzo mattina ci promettevamo a vicenda: “Noi non ci dobbiamo cascare, eh?”.

Proprio noi che volevamo sapere se l’ospedale aveva il nido “così, il giorno dopo il parto, magari lasciamo l’affittuaria per 2 ore e facciamo la pazzia di andare al cinema”… Proprio noi che pensavamo al sidecar per poter continuare ad andare in moto, cullacumque.

Ecco, sì: proprio noi due.

Io passo le mie ore a fare versetti e sorrisini e sono arrivata ad un punto così basso che mando i filmini agli amici in cui mi immortalo in queste scene senza neppure provare un velo di vergogna.

E il marito, invece, anche se non me lo confesserebbe mai, deve fare delle cose ancora peggiori delle mie, se consideriamo che ci arrivano regalini per Bibi anche da colleghi sconosciuti (ma sconosciuti addirittura a lui!!!!). E dato che non credo che la dissennatrice abbia già una sua rete di amicizie, escluso il Toporagno ed il SignorRiccio, allora capisco che lo sventurato deve talmente triturare i cabbasisi ai colleghi che questi vanno a fare la questua in giro pur di mettere a tacere un ingegnere che parla della figlioletta con lo stesso amore e trasporto che dedicherebbe alla descrizione di uno dei suoi famosi file excel da 1.435 colonne.

Dunque le nostre giornate sono interamente scandite dalla dissennatrice che, consapevole del proprio potere su di noi, inizia a dispensare sorrisini e versetti all’occorrenza, giusto così per farci capire che siamo totalmente nelle sue mani.

E dato che marito lavora mentre io ciondolo allaroundthecity, molto spesso lo passo a prendere in ufficio e poi andiamo a prenderci due birre fredde e un po’ di latte caldo in giro.

E così l’altro giorno ero davanti alla sua porta. Lui aveva già spento il PC e si stava infilando la giacca. La dissennatrice era in versione demo che usa per farci fare figuracce davanti agli altri quando diciamo che “è una bambina impegnativa” (occhi magnetici, faccia angelica, tutta risatine e sospiri) e proprio in quel momento arriva lei. No, scusate, arriva LEI: il grande capo. Il mega-giga-tera CAPO del marito, che non ci vuole una laurea in psicologia per capire che trattasi di una donna dall’età avanzata, dall’ego smisurato e dall’ineffabile narcisismo.

Dunque ella si avvicina a Bibi (un incontro tra titani, ho pensato io).

La guarda e dice: “Carinaaaa”. Le si avvicina sorridendo e le dice: “Ciao Biaaaaanca!”. Bibi apre la coda da pavonessa e le fa un sorrisone sdentato. (Figlia di buona donna, ho pensato io…). La signora è in visibilio: “Miodddio, guarda come mi sorride questa bambina! Ahhh Bianca, ma allora ti piaccio?”

E questa volta la vita mi ha stupito. Il marito, che di solito è tipo schivo, misurato e riflessivo in queste situazioni, decide di rispondere in un nanosecondo. E decide di pronunciare una frase che neppure il regista di un antipatico film francese penserebbe mai di inserire nella sceneggiatura. Una frase che non andrebbe detta a nessuno che si gongola pensando di piacere ad un bambino. Ma soprattutto se quel qualcuno è il tuo mera-giga-tera Capo. Figuriamoci poi se il tuo contratto scade a giugno.

E così, mentre un impulso elettrico mi percorreva la spina dorsale, gli sento dire con voce decisa: “Guardi dottoressa che è ancora troppo piccola, non è che sta sorridendo a lei: quelli in realtà sono spasmi”.

Sublime.

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