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9 mesi biancaDa quando siamo nella nuova casa, la piccola dissennatrice ha una stanza tutta per sé. E’ una stanza enorme, lapòzzino, più grande della stanza che abbiamo tenuto per noi, ma ci piaceva così.

Non bisogna arrivare a parlare degli uragani, della forza dell’acqua che precipita dalle cascate Vittoria, della fittissima giungla rigogliosa: che la natura sia una cosa potentissima si capisce anche guardando una bimba che

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E potrebbe andare avanti all’infinito, senza mai scoraggiarsi, sempre con quell’espressione disinvolta di una che si sta alzando per la prima volta e che non ha affatto 10 cadute rovinose alle spalle, di cui 3 spigoli ben assestati e 2 facciate belle piene.

E così ogni mattina, quando un gorgheggio più simile ad un ghepardo che ad un pettirosso ci annuncia che Bibi si è svegliata, apro la porta della sua stanza e sono pervasa da quel meraviglioso profumo di bambina. E temendo di perdermi anche solo un po’ di quell’odore, le dico “Buongiorno bambina!“, le infilo il naso nella fossetta del collo, e respiro-respiro-respiro, fino a quando non sento il suo ruggito nell’orecchio, ed allora capisco che è il suo avviso bonario di smetterla e che, molto probabilmente, vuole il suo latte.

La natura è una cosa potentissima, ne sono sempre più convinta, nel bene e nel male, però.

E un’ulteriore riprova mi arriva dal fatto che, quando (andando a cambiare il pannolino alla dissennatrice) mi affaccio nella nostra stanza da letto e chiedo al marito che ancora sonnecchia: “Prepareresti tu il latte per Bianca?”, più di una volta sono stata raggiunta nel corridoio dalla sua voce cavernosa che mi chiede “…Bianca chi?“.

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