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Che flash questa cosa proprio l’avevo rimossa.

Ero una promettente laureata, con mire espansionistiche su altri mondi ed altri mercati quando risposi a quella telefonata.

Per lungo tempo a casa dei miei genitori (fino al 2010, in verità) il cordless è stata una tecnologia troppo avanzata per poter essere integrata nella vita quotidiana e quindi, un po’ come nei film anni Cinquanta, c’era un unico telefono nel corridoio che rendeva molto complesso trovare uno spazio di privacy per parlare da rete fissa con qualcuno che non fosse la televendita di Infostrada.

E adesso, dopo tanti anni, mi è tornato vivido il ricordo di quel momento in cui il telefono squillò e risposi io. Ed era per me.

Una voce femminile e formale mi disse che aveva avuto il registro dei neo laureati dall’Università e che le sarebbe interessato sapere se ero alla ricerca di lavoro. No, perchè, nel caso, loro stavano costruendo un team di persone che prendessero parte ad un progetto riservato e innovativo che stava per partire. E poi mi disse quelle parole che ancora oggi mi mortificano dopo tanti anni: “Il progetto ruoterà attorno ad un’apparecchiatura di altissima tecnologia appena arrivata in Italia, fatta in collaborazione con la NASA. Per motivi di riservatezza non posso anticiparle altro”.

E così, vi confesso anche preoccupata che si trattasse di un lavoro troppo tecnologico, dato che io con i numeri non ho mai avuto grande familiarità, credo che proprio la mattina dopo andai ad Agnano per il colloquio in ufficio.

Ricordo che già cercando la strada avevo iniziato ad avere un po’ di sconforto, in quanto la zona era desolata di per sé e quando poi erano anche finiti i casermoni di rivendite di auto usate ed erano rimasti solo magazzini di spedizionieri qualcosa iniziava a non tornarmi.

Trovai l’ufficio (sorvolo sui dettagli) e salii attraverso una scaletta che in confronto le scale della casa di Anna Frank ad Amsterdam sono a doppia corsia.

E niente. Il colloquio non ci fu in realtà, in quanto senza neppure guardarmi in faccia  mi dissero subito che avrei dovuto vendere porta a porta un eccezionale prodotto per la pulizia della casa, un folletto Kirby, con un pezzetto del motore NASAforme.

Non sono il tipo che riesce a prendere di petto le situazioni e che è capace di sbottare sul momento. Lavoro di ricamo, io. Quindi immagino che dovetti dire anche qualcosa del tipo: “Grazie per l’opportunità”. E poi scappai, questo è sicuro.

E la cosa curiosa è che, nonostante fino a stamattina non ricordassi più questo episodio, ora che mi è tornato in mente mi è anche tornata la mortificazione di essere caduta in una presa in giro così plateale ed anche così banale, se volete.

Perciò, ora che ho formato il carattere e che sono diventata donna, quando stamattina ho visto il bigliettino di questo tipo del folletto per terra per strada mi è venuta una voglia irrefrenabile di chiamarlo e di insultarlo. Così, gratuitamente.

Ma chi dice che fare di tutt’erba un fascio sia sempre sbagliato?

 

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