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20130710-003227.jpgChe poi lo capisco che non scrivo da un po’ e in teoria non potrei uscirmene con un post del genere. Perché è una cattiveria.
Però se considerate che quello che ho fatto oggi pomeriggio è stato andare a sentire la conferenza del premio Nobel per la Fisica prof. Haroche sulla potenza e le stranezze della fisica quantistica, allora capirete che non potevo scrivere di altro.

Fare una cosa del genere ha del tafazziano: è voler avere la dimostrazione incontrovertibile non soltanto che il tuo cervello è limitato, ma che è esagerato anche solo chiamarlo cervello.

E così, nella sala Ercole dell’ambasciata di Francia, si è definitivamente sgretolato quello che restava del mio ego, già abbastanza messo alla prova dal fatto che ultimamente sapreiu farvi a occhi chiusi la graduatoria dei pannolini 0-3 mesi in circolazione, ma già saprei dirvi molto meno di quello che succede in Italia (“Ma dai, c’è il governo Letta? E quindi Gianni Letta ce l’ha fatta, eh?”).

Il professor Haroche, dai basettoni pronunciati, parlava in modo calmo e accettava magnanimamente che il mondo si divide in due categorie e per la maggior parte delle persone la fisica quantistica è totalmente controintuitiva, perché spesso in contraddizione con quanto si osserva nei fenomeni macroscopici, ma non ci poteva fare un bel niente, perché il futuro passava da lì.

Detto questo nella sua prima slide, probabilmente per pulirsi la coscienza, dalla seconda slide in poi ha iniziato con gaussiane e funzioni d’onda (non proprio) e ci ha fatto capire, tra chi capisce e chi non capisce, lui da che parte stava.

E inoltre, sempre molto seraficamente, dando una sferzata alle parole del presidente del CNR che aveva chiesto ai suoi ricercatori di non perdere mai di vista la concretezza degli studi, ha chiuso il suo discorso dicendo che le vere scoperte innanzitutto sono nate da studi durati anni se non addirittura decenni (basta milestones di 6 mesi alla ricerca, ha aggiunto), ma soprattutto da studi che non erano finalizzati a produrre qualcosa ma che erano pura e semplice speculazione.
“E un paese è tanto più libero quanto più incentiva le menti alla speculazione scientifica fine a se stessa.” Triste detto in questo momento storico ed in Italia, ma i francesi non hanno peli sulla lingua.

E comunque se inizialmente pensavo che la conferenza in sè fosse già l’umiliazione più grande alla fine invece lo è stato il fatto di non esserci andata da sola.
Diciamo che essermi seduta accanto al mio amico fisico Fabio Sciarrino, che mentre Haroche parlava annuiva verso di me sorridendo come per dire “Si, esatto, è più o meno come dice lui” mi ha doppiamente mortificato.
E quindi non me la sono sentita di dirgli, neppure salutandoci, “Guarda Fabio, non te la prendere, ma io avevo frainteso: io ci sono venuta a sta conferenza perché pensavo che fosse La Roche quello delle creme… io pensavo che si leggesse Haroche perché la L era muta…”

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