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Iniziare una vita in una casa nuova sotto molti punti di vista è esaltante, soprattutto se la casa è talmente tanto vecchia e malridotta che devi necessariamente risistemarla e lo puoi fare a tua immagine e somiglianza.

E qui si riassumono le cose positive, perché poi (se hai la minima velleità di fare i lavori in regola) allora arrivano le valanghe di cose negative.

Penso che neppure gli ottomani nel loro periodo più fiorito richiedevano la produzione di tutta la documentazione richiesta oggigiorno dal Comune di
Roma per fare una Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata.

E così, dopo aver smaciullato i gioielli di famiglia a diversi amici, tra cui Arnaldo e Tony, la cui unica colpa è averti invitato anni fa alla loro laurea in architettura, e dopo esserti riavuta dalla trance in cui si entra quando si scelgono i sanitari… ecco, dopo tutto questo scopri che in realtà la strada in cui abiterai non esiste, oppure se esiste è da considerarsi abusiva, oppure se non è abusiva non ha l’abitabilità, insomma un macello.
E io che pensavo che abitare in una strada storica, con palazzi degli anni Quaranta, costruiti dall’istituto per le case popolari avesse un nonsocchè di banale… mai fidarsi delle apparenze.

E così, se vuoi fare regolare comunicazione dei lavori di ristrutturazione, ti imbatterai in persone che scapuzzèano, in occhi pieni di compassione ed in impiegati dello stesso Ufficio Tecnico comunale che ti dicono, a mezza bocca:
“Ma è
proprio sicura di voler fare questa comunicazione?”
“Ma guardi che è obbligatoria per legge!”
“Come vuole”, che è rassicurante esattamente come vedere le hostes di bordo che indossano di corsa il paracadute.

Ma non è tutto. Quando ho fatto il cambio di residenza, l’impiegato mi ha dato un foglio A4 da portare nel mio documento di identità, che attesta che abito in una nuova via.
“Quando mi arriverà il tagliandino?”
“Non le arriverà”
“Dove posso passare per farmi modificare l’indirizzo sul documento?”
“Non glielo modificheremo fino a scadenza”
“Ma guardi che la carta di identità mi scade nel 2023!!!”
“Bè, però potrebbe perderla, no? Domani pomeriggio, ad esempio, così i nuovi dati che ho inserito sono già a sistema…”

Poveri noi. Almeno gli ottomani avevano l’oppio.

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