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Ricordo ancora quando andai a Vienna con il viaggio dell’ultimo anno di liceo. Lo so che è strano, ma di quei giorni, apparte il tonno, ricordo che mi colpì molto una cosa marginale: non il Ring, non i monumenti, non i palazzi, non la sacher, ma mi colpì che sulla confezione di un chewingum che avevo comprato, c’era il disegnino della gomma che andava scartata, messa in bocca e poi successivamente gettata tra i rifiuti.
All’epoca partivo dal presupposto che tutti i popoli fossero uguali, ma qualcosa si incrinò sulla mia valutazione dell’austriaco normotipo.

Da allora adoro leggermi le figurine che trovo in giro e che mi spiegano cosa fare e cosa no quando compro qualcosa.
Anche le avvertenze sul libretto di istruzioni a volte sono scritte con grande maestria, come ad esempio un riduttore per bagnetto per Bibi su cui c’era scritto che non si poteva usare al traino di una barca o come un tostapane su cui era segnalato che non si poteva usare in vasca da bagno. Meglio parlare chiaro, capisco. Hanno ragione anche loro.

Però i simboli secondo me restano i più belli di tutti. Sono immediati, efficaci, li guardi e sai se parlano a te oppure no.

Io per esempio ieri leggevo dei pericoli di accendere delle lanternine colorate in camera di Bianca e ho capito subito che una cosa che segnalavano non mi riguardava, perché io non ce l’ho una capra che mi può mangiare la candela!

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