Tag

, , , , , , ,

 
Roma, interno notte

“Bibi, che ore sono?”

“Ora di fare ‘aaa nanna.”

“Bravissima, vuoi che cantiamo una canzone?”

“Stellastellinaaaaa!”

Ed è questo quello che mi frega: il sapere di avere un mio pubblico. 

Come per magia, quando devo cantare una canzone, la stanza diventa subito un palcoscenico, la fiochissima lucetta per la notte diventa un occhio di bue puntato su di me, la canottiera di licra nera si riempie di paillettes ed eccoci signori: tutti pronti per una performance superba! L’ennesima, mi permetto di dire.

Canto tutto quello che mi capita a tiro con passione ed assumo, in silenzio, un’aria rapita quando in testa l’orchestra mi suona la parte strumentale. Nei miei arrangiamenti concedo sempre grande spazio al sax.

Acuti, falsetti, pause: ah, quanto ci tengo a rispettare le giuste pause…

E quindi torniamo a noi:

“Stella stellinaaaa – pausa”

“Duv’è??? Duv’è ‘aaa stellina?” 

“Amore non mi devi fare domande, la canzone prevede una pausa. Chiudi gli occhietti e ascolta.”

“Stella stellina – pausa – la notte si avvicina – pausa”

“Che èèè? Mamma che èè ‘aaa notte?”

“Bibi, amore, ti ho detto di non interrompere la canzone. Non mi ero fermata, capito? È la canzone che prevede una pausa, d’accordo? Dai, chiudi gli occhietti…”

“La fiamma traballa, la mucca è nella stalla – pausa”

“Muuuuuu. ‘A mucca mamma: Muuu”

“Tesoro, senti questa: Ninnanannaninnaòquestabimbacchìladò. 

Buonanotte, dai, adesso fai la nanna, a domani.”

Non sempre si ha il pubblico che ci si merita.

Annunci