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  Lo so, non si fa. Una mamma non si allontana due settimane, ma mi è scappato: giuro che così non lo faccio più.

Poi torno a casa con la valigia e un cuore in subuglio, li trovo tutti benissimo. Quasi mi dispiace essere, tutto sommato, rimpiazzabile.

Il marito mostra un leggera pesantezza alla testa. Secondo me è perchè gli è spuntata un’aureola da una quindicina di giorni e lui non la sa ancora portare. 

Felicetto mostra due incisivi castoriali, ora gattona e, non appena può, si alza in piedi con una mano sola, assumendo pose seduttive alla Clark Gable. Bello, unico, irresistibile. E denso, quasi più di prima, se possibile.

E poi c’è lei: la regina delle dissennatrici. Il mio grande amore. Ha due anni e qualche mese, ma i dialoghi con lei oramai sono già di questo tipo:

“Ciao mamma. Come tai? Tai bene? Sei andata a laboro in uppicio? C’erano i colleghi?”

E quanso le chiedo: “Ma tu, Bibi, dimmi come stai?” Lei risponde: “Io bene, bene, tutto bene”

Prima del pircing e del: “Mà, stanotte dormo fuori”, queste sono le prime frasi che indicano la fine dell’età dell’innocenza, almeno per una madre.

A tavola ieri sera le facevo qualche domanda, così, giusto per iniziare a rimarcare il territorio: 

“Bibi, dimmi allora, lui chi è?”

“Lui è GGiuio. È il fratello mio”

“E lui?”

“Lui è papà”

“E io?”

“Tu sei mamma Maura”

“Brava amore!” E poi, sventuratamente le chiedo: “E tu chi sei?”

“Io sono una mugnaia.”

Guardo il marito, ho bisogno di sapere. 

Lui si accartoccia sotto al tavolo a fingendo di recuperare un sonaglio di Felicetto. Da lì mi dice: “Non guardare me…”

Ok, ok, messaggio ricevuto: non me ne vado piu.

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