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vermeDa qualche mese a questa parte, 6 mesi esatti per essere precisi, la dissennatrice è in pieno brodo di giuggiole.

L’arrivo di Felicetto non le ha dato un fratello, un alleato, un avversario. Niente di tutto questo: Felicetto per lei è stato una gallina dalle uova d’oro, un passepartout.

Tecnicamente parlando Felicetto è il suo assistito e lei è una sindacalista della prima ora.

Il tempo che Bibi passa con noi si può suddividere in due fasi distinte: quelle dedicate a istruire e catechizzare il fratello sulla vita e quelle dedicate ad istruire e catechizzare noi genitori sul fratello.

Veemente e sicura di sé, la dissennatrice a soli due anni la sa molto più lunga di quanto avrei mai detto.

“Mamma, Giuuuuio bò uscire”.
“Davvero? Ma Giulio non sta dormendo?”
“No, no. E’ sbeglio”
(Butto un occhio: Giulio dorme)
“Ah, ma guarda. E dove è che vuole andare?”
“Bò andare a e gioste, sì sì: a e giostre. Lo ha detto a Bibi!”
oppure
“Mamma, Giuuulio bò vedere orso balù. Orso Balùùùù.”
“Ah sì, è proprio Giulio che te lo ha detto?”
“Si, si. E Crudelia DeMong”.

Forte con i forti e forte anche con i deboli, questa è la sua tattica vittoriosa. Non risparmia nessuno.

La catechizzazione di Giulio non segue modalità molto raffinate: lei di solito gli si avvicina quatta quatta all’orecchio, arrivando dalle sue spalle, e lui (che ancora non svetta per arguzia) spesso neppure la nota.
Lei allora, silenziosa come un felino, posiziona bene la bocca che deve essere in perfetto asse con il di-lui-canale-uditivo.
A quel punto, e vi prego di notare solo a quel punto, gli urla “Giuuuuuuuùio, ciao. Come tai? Tutto bene?”, con relativo sconquasso cardiaco del fratello.

Mentre lui sta a stento uscendo dall’iperventilazione e inizia a tornare di colorito normale, lei, di volta in volta, aggiunge:

“Giuuuuuuuùio, mani in bocca nooooo!”.
oppure
“Giuuuuuuuùio, non rubare i piedi di Bibi” (dal significato esoterico)
oppure
“Giuuuuuuuùio, no si mangia pa-mi-gia-noooooo, capiiiiito?” (e vi ricordo che solo oggi compie 6 mesi)
oppure
“No fa malanniiiii, Giuuuuuuuùlio, no fa malanni !!!!”.

Superata la crisi cardiaca, lui subisce tutto placidamente.
Di solito la guarda e le ride.

E lei non ci sta a questa cosa, la manda in tilt: “Giuuuuuuuùio no ridere. Mamma, che fa Giuuuuuuuùio, ride????”.

Nonostante le apparenze, però, lei lo ama alla follia.

Quando lui piangiucchia, lei accorre da dovunque si trovi e gli porta un giocattolo. Nei tre quarti dei casi quel giocattolo è un bruco.
Ma non un bruco qualsiasi, il suo bruco: un pupazzo che lei ha molto amato, protagonista di mille racconti. Un bruco conclamato, certo, o almeno io avrei detto così.

Perchè facendo valere lo jus di primogenitura, quando ci gioca lei quello è un bruco, ma quando lo offre al fratello, gli chiarisce subito il concetto:

“Giuuuuuuùio, ‘o bboi il berme?”

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