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Image-1“La senti?”

“Di che parli?”

“Aspetta, aspetta che ti dico io…. (cade il silenzio, un silenzio densissimo). Eccola. Sentita?”

“Ma cosa?”

“Dai, senti ora… ohhh che nervoso!!!!!!! Eccola! Sentita ora?”

“Scusa amore, ma di che stiamo parlando?”

Più o meno iniziano tutte così le discussioni con il marito in auto, almeno da quando siamo passati al cambio automatico, che ha ridotto drasticamente tutta quell’altra famiglia di discussioni che cominciavano con il più consueto: “Ti sembra normale essere in terza con questo numero di giri?”

La verità, però, è che io lo so di cosa stiamo parlando. La verità, è che io lo so benissimo.

Toccare questo argomento è decidere di dare inizio ad un’annosa diatriba, quasi sempre sopita, sulle differenze tra l’universo femminile e quello maschile. Sulle differenze biologiche, intendo.

Qualunque donna che abbia fatto un viaggio in auto con un uomo sa che a noi non è quasi mai dato sentire quelle impercettibili vibrazioni originate dal famoso non-so-cosa che vibra contro un non-so-che, che dunque a sua volta produce il tremolio di un nonnulla che perfora la testa del passeggero maschile, fino a fargli perdere nell’ordine il filo del discorso, la calma, le buone maniere per poi arrivare al sonno.

E fidatevi: se siete con un uomo in auto e quest’uomo non vi dice che sente una leggerissima ma urticante vibrazione, è solo perchè non avete l’adeguato livello di confidenza. Quando il discorso langue, lui è lì che cerca di determinarne la causa.

E’ matematico: la quasi totalità degli uomini percepisce suoni in auto che poche donne riescono ad identificare.

Ho passato più e più viaggi facendo aderire, con un contorsionismo perfetto, l’orecchio al vano portaoggetti o alla bocchetta dell’aria condizionata, ma non ho mai sentito alcuna vibrazione degna di questo nome.

Detto questo, io a passare per insensibile non ci sto.

“Guarda che tu pensi che sono superficiale, ma anche io qualche giorno fa mi sono accorta di un rumore mentre guidavo e mi sono fermata per capire di cosa si trattasse”.

“Ma va?”

“Ti dico di sì…”

“E hai capito da cosa dipendeva?”

“Si, dal fatto che avevo agganciato sotto la macchina uno scatolone di cartone e me lo stavo trascinando per strada…”

“Scendi.”

 

 

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