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cuore a pezzi

Non è mica facile dosare bene comprensione e fermezza quando i tuoi bambini fanno i capricci. O forse magari sarà anche facile, ma decisamente io non lo so fare.

Anzi, vi dirò che a me sembra difficile quasi come quando Piggy, nel passarti una delle sue mitiche ricette, aggiunge: “Poi sai che ti dico? Vedi tu, fai un po’ a occhio”. Che se sapevo fare un-po’-a-occhio, cara la mia Piggy, mica stavo qui a chiedere a te…

Comunque.

Oramai i bambini stanno diventando di una tale raffinatezza nel fare i capricci e nell’addurre scuse che io il più delle volte ci casco. Quando invece non ci casco, però, mi si apre un bel dilemma: c’è bisogno di comprensione o di fermezza?

E così l’altra mattina mi ero risposta: qui ci vuole fermezza.

“Giulio e Bianca, su questa cosa nessuno dei due ha ragione, quindi tornate da me solo quando uno) avete smesso di piangere, due) avete capito, tre) avete fatto pace con un forte abbraccio.”

Pianti, pianti disperati. I pianti scemano. Silenzio.

Io taccio, rintanata nella mia tana. E aspetto.

“Mammaaaa, vogliamo sapere se ci adori ancora”.

“Certo”.

“Mamma, ma il nostro cuore è spezzato”.

Sorrido.

“Mamma, mammaaaa! Se non vieni tu il nostro cuore rimane spezzato…”

Taccio ancora. Quasi gongolo.

“Mamma, ma allora, ci hai sentito? Da soli noi non riusciamo ad aggiustare il nostro cuore, vieniiiiiii?”

E’ fatta: ricompaio.

E li trovo lì, appollaiati sulle sedie dei grandi, a provare a rimontare la sorpresina dell’ovetto Kinder che si era divisa a metà.

Diciamo che, a occhio, neppure questa mi è riuscita.