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Quello che mi rassicura, di tutto questo, è che io sono sempre stata un po’ così.

Per me la forma ha sempre avuto la sua importanza.

A quell’epoca avrò avuto poco meno di diciottanni. Ero con mia madre, in un alberghetto piccolo, ma così piccolo, stretto, ma così stretto e sporco, ma così sporco, come solo gli alberghetti al centro di Londra sono capaci.

Quella città per me rappresentava un mito: per lunghi anni avevo sognato di trasferirmici e vivere in un appartamento con un letto ad acqua.

Così, quella mattina, ci svegliamo e mia madre si scopre con le emorroidi.

Panico.

Come si farà a comprare una medicina adatta qui a Londra, dato che nessuna di noi parla inglese?

Prendo il mio Oxford Dictionary tascabile e mi affido al cielo: ci saranno mai le emorroidi nel mio vocabolarietto? C’erano. Due parole semplici e rassicuranti: “Emorroidi: hemorrhoids, piles” Bene. Evidentemente succede anche qui in Inghilterra.

“Perfetto, mamma, puoi andare in farmacia”.

“No, vai tu, non so cosa dire”

“Neanche per sogno, vai tu!!!”

“Ma cosa dico?”

Riguardo la paginetta: “Basta che dici “Hallo, I have piles” e ti daranno qualcosa. Semplice, senza possibilità di errore.

Mia madre entra, molto recalcitrante. Io aspetto fuori, ero imbarazzata solo al pensiero.

Passano alcuni minuti, immagino che ci sia gente.

Ne passano altri, strano, perchè intanto non usciva gente, mentre continuava a entrarne.

Passano ancora e ancora minuti, decido di buttare un occhio.

E così, in una farmacia piena di persone, vedo mia madre davanti al banco, che era stata costretta a mimare a tre farmacisti dall’espressione impassibile i sintomi della sua patologia, alternando suoni onomatopeici a qualche parola di francese.

Una volta uscita, era livida. Apparentemente piles non aveva senso per nessuno.

Peccato, per me era mille volte più elegante.