La teoria delle buche

Non bisogna necessariamente avere una mente scientifica per comprendere al volo la validità della mia teoria.

La vita molto spesso ci prende in contropiede. Un tantino troppo spesso, in effetti.

E così, almeno quando guido, non voglio avere sorprese.

Già guidare, per me, è una continua rinuncia.

Rinuncia a finire di leggere quel tale manifesto perché alla macchina dietro pare che dia fastidio che rallenti di botto.

A guardare quei due così buffi in attesa sulle strisce, che così non saprò mai cosa si stavano dicendo.

A sbirciare, con la necessaria concentrazione, nelle case con le luci accese.

E mi sento già eroica ad accettare, pur con una certa rassegnazione, che guidare mi priva di tutto questo.

Figuratevi, però, se posso mai accettare di essere presa in contropiede da una buca qualunque.

Se una buca c’è, io lo so.

Se una buca c’è, io la fiuto da molto lontano.

Mi iniziano a fremere i baffi da gatto.

Allora scruto attentamente la carreggiata finché non la vedo in lontananza. Eccola, la metto a fuoco. L’ho localizzata.

Continuo a guidare con totale disinvoltura. Però stavolta tralascio i manifesti, tralascio i passanti: ho la testa solo per lei.

Incedo con sicurezza. La tengo costantemente d’occhio, anche se assumo un atteggiamento di noncuranza.

E quando sono abbastanza vicina, la prendo, deliberatamente, e proseguo.

E non è assolutamente facile prendere tutte le buche a prescindere dalle circostanze, se pensate che a volte sono costretta sterzare con decisione, per entrarci dentro per bene con la ruota.

Ma nel procedere, il mio sguardo è fiero: ancora una volta una buca non mi ha sorpreso mentre guido.

Ancora una volta non è stato un giorno perso.

42 risposte a "La teoria delle buche"

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          1. assetto troppo basso, se le punto la macchina msi pianta e si ribalta 😀
            però la tua tattica mi piace, la proverò con i tossici del quartiere 😀

  1. Bella teoria, magari la adotto.
    E pensare che io invece imprecavo quando beccavo una buca. Invece dal tuo punto di vista in quel caso bisogna gioire come per un altro strike. Io al proposito avevo formulato un’altra teoria, e cioè che le buche nelle strade sono messe tutte allineate, presa la prima le prendi tutte. Potremmo coniare un nuovo slogan: “Get your hole to be happy !” 🙂

      1. Quella è una vera libidine e lo era ancora di più quando era pavimentata in “vasoli” (traduci tu per i tuoi concittadini).
        Allora ti aspetto per una pizza margherita a P.zza Amedeo 🙂

          1. Certo, per due magari troviamo posto subito sui tavoloni di marmo senza fare fila.
            L’ultima volta che ci sono stato di fronte a me una giovane turista argentina, scambiai due battute e poi le dissi: “Bhe, questo posto è diventato molto affollato dopo che ci è passata Julia Roberts”. Lei rise, avevo indovinato, era lì per “Mangia, prega, ama”. 🙂

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