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Se vuoi provare ad utilizzare il servizio di pesca sostenibile portato avanti da una cooperativa toscana che si appoggia presso qualche associazione&negozio a Roma, cooperativa che oggettivamente sembra che ti faccia un favore a darti il pesce perché:
1. Pesca quando pesca e non glielo puoi chiedere
2. Consegna quando consegna e non glielo puoi chiedere
3. Pesca quel che pesca e non glielo puoi chiedere

sarebbe quantomeno consigliabile avere qualche accorgimento.

Il primo tra questi potrebbe essere non approfittare della rara occasione che hai di dover prendere un taxi proprio nel giorno della prima consegna, per fermarti al negozio a ritirare le cassette di pesce prima di tornare a casa.

Se non hai preso ancora le misure di questo servizio, potrebbe sfuggirti che:
1. Le cassette non sono stagne e perdono dell’acquetta mefitica
2. Il polistirolo è di quelli che basta che lo tocchi che si sgretola in pallini infinitesimali ed appiccicosi
3. L’odore del pesce supera qualsiasi barriera umanamente costruita, no limits.

Morale: sono scesa dal taxi di un uomo distrutto che aveva la macchina piena di pallini, col sedile leggermente umidiccio (ma questo almeno non lo sapeva), ma soprattutto con un odore nauseabondo di pesce che secondo me avrà impregnato la tappezzeria e non se ne andrà neppure con un lavaggio professionale.

Nonostante la categoria “tassisti romani” non mi faccia simpatia, mi sento davvero in colpa per quanto accaduto.

Per mantenere alto il suo nome, per me racconterà che ha avuto un attacco da 15 teppisti muniti di fialette appestanti di Carnevale nell’unico momento in cui aveva i 4 finestrini aperti contemporaneamente per far cambiare aria al taxi.
Certo mi chiedo come spiegherà tutto quel polistirolo. Perchè quello, se permettete, lo rivendico come un mio tocco distintivo.

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