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E se è vero che avere figli rincretinisce, la scala di misura del rincretinimento si valuta nel lasso di tempo che intercorre tra l’inizio di un discorso e l’intavolamento del tema “cacca”.

Tra amici cerco di scegliere con cautela le persone con cui parlarne, perché so bene che se tiro la corda adesso me lo faranno scontare nel momento peggiore; con gli estranei, invece, ho meno ritrosia, perchè tanto conto di non vederli più.
E così si spiega perché, seduti ad un tavolino improbabile di un bar, l’altro giorno abbiamo subito snocciolato il tema “Stitichezza in età neonatale: prospettive ed opportunità” parlando con i genitori di un collega di Bibi dalla sconcertante testa a punta.
E lì la novità: la mamma, senza scomporsi, ci chiede: “Ma voi le stimolate la cacca con il gambo di prezzemolo?”
All’inizio credevo di aver capito male, pensavo che dovessi darle a bere un decotto fatto con gambi di prezzemolo, ma poi ho capito; il marito invece, povero, era così scosso che ha cercato di estranearsi leggendo il leggibile su una bustina di zucchero che era sul tavolo.
Fatto sta che a quel punto la sintonia si era spezzata, abbiamo glissato con sorrisi formali stampati sul viso e, appena abbiamo potuto, siamo scappati con una scusa qualunque.
Andando via ci siamo ripromessi che certi discorsi non si devono intavolare con “chiunquechiunque”, perché altrimenti è ovvio che ci sentiamo dire cose così fuori di testa… dobbiamo stare più attenti in futuro.

Ieri, però, chiacchierando sempre dello stesso tema (me monotona) con la mia amica francese Stephanie (che Edna chiama Stephany, sottolineando “Come quella di Beautiful…”), mi sento domandare distrattamente: “Ma tu come la risolvi la stitichezza di Bibi? Le infili un gambo di prezzemolo?”

E allora ho capito.

Ho capito che finché parlo di cacca, ma la parola “prezzemolo” mi farà ancora pensare al pinzimonio e non ad un efficace metodo lassativo, posso ancora considerarmi un caso grave ma non gravissimo.

E ho anche capito che la prossima volta che mi sentirò dire: “Sei un po’ come il prezzemolo”, io, per non saper nè leggere nè scrivere, pretendo immediatamente delle scuse, hai visto mai…

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