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Oggi inizia la mia anabasi per Trieste. Certo negli ultimi 12 mesi ho proprio abusato di questa città, ci sono andata ininterrottamente. Almeno per la mia percezione. E per la loro, temo.

Ho l’alibi con me stessa di viaggiare leggera questa volta: meglio.
Ho il treno per Venezia e poi da lì cambio per raggiungere la città meno collegata del nord Italia, che però di questo isolamento se ne fa un vanto.

Viaggio con Italo, meraviglia. Il mio vagone è vuoto, siamo solo in tre, visto il periodo non credo ai miei occhi. Io avevo scelto il posto in fondo in fondo al vagone il 51/corridoio per starmene un po’ per i fatti miei.
Poco dopo essermi sistemata arriva un signore anziano che cerca il posto 52, quello accanto a me, quello al finestrino. Il posto dove si ha la minore mobilità in assoluto, forse noto al personale di Italo come “il più sfigato delle carrozze 8-9-10”.

Il signore è preoccupato. C’è la mia borsa sopra. “Signorina non è che la sposta che mi siedo? Se mi metto in un altro posto e poi arriva il proprietario… Sa com’è non mi piace litigare.”
Mi guardo intorno, eravamo già partiti, eravamo sempre noi tre.
Quello era il posto più scomodo del vagone, …ma perché accanirsi per averlo? …per non litigare con chi?

Ovviamente mi sono spostata io: non ci ho pensato un secondo in più del tempo t-con-zero.

Spostandomi pensavo però, che le diverse generazioni sono accomunate anche da preoccupazioni diverse.
Mi capita molto spesso di vedere ansie nei miei genitori o nei genitori altrui rispetto a cose di cui io avrei ignorato l’esistenza e, piano piano, vedo che anche io inizio a preoccuparmi per cose che ai ragazzi più giovani sono totalmente invisibili.

E mentre stavo pensando che il vero trucco per riconoscere l’effettiva età anagrafica di un nuovo conoscente sarebbe fare il “test delle preoccupazioni”, per sapere se siamo veramente sintonia o se lui si porta solo bene gli anni, arriva il controllore e si avvicina per primo al signore del 52/finestrino.
“Buongiorno!!” Gli fa, con la macchinetta per controllare la prenotazione del posto in bella vista.
E il signore risponde un po’ sorpreso, quasi seccato: “Buongiorno. C’è qualcosa che posso fare per lei?”
Il controllore, con tutta calma gli ricorda: “Semplicemente il suo biglietto…”
“Aaaaaahhhhhhh e che pensa che lo abbia qui?”

…allora la mia teoria è venuta giù dalle fondamenta: ma quale fatto di generazioni? Questo sarà stato un fuoriclasse fin da bambino…

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