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 Se c’è mai stato un tempo in cui io ho conosciuto la “sazietà” di sonno, ora non saprei dirlo.

In fondo, anche quando ero una bambinetta vispa e senza preoccupazioni, ho sempre amato dormire il “giusto”, perchè dopo essere rimasta a letto per un po’ di tempo sveglia a pigrare, mi iniziava a pervadere quella sensazione del “qualcosa di meglio che avevo da fare”, anche se poi raramente era vero.

Mai fatte maratone di sonno, quasi mai dormito fino a saltare il pranzo. Un sonno giusto per l’appunto, misurato, moderato. Se volete, anche un po’ triste.

A pensarci adesso, con due dissennatori semi basculanti per casa, ho l’impulso di mordermi le mani fino ai gomiti.

Vorrei sfatare, però, una convinzione fin troppo diffusa e cioè che il sonno di una madre dipenda solo e soltanto da quanto sono tranquilli i figli che le sono toccati in sorte, perché in questo caso io avrei avuto una bella botta di culo, a parlare col Poeta e le mie borse sotto agli occhi sarebbero allora di pura bellezza estetica.

La realtà è che il fatto stesso che esistano dei figli e che dividano la tua stessa casa cambia radicalmente la qualità del sonno di una madre.

Se prima io, ad esempio, riuscivo abbastanza facilmente a cadere in un sonno profondo quasi sempre senza sogni (per tacer dei lemuri, se vi ricordate), adesso invece quando vado a letto non è che proprio “mi addormento”, ma tecnicamente mi “nano-appisolo”.
E se pure questi nano-appisolamente hanno una durata complessiva di 7 ore, vi assicuro che tutto sono tranne che riposanti come il “sonno” inteso alla vecchia maniera. E su questo spero di convincere almeno voi, perchè il marito non ci crede affatto.

Quando hai un figlio (e con due peggio mi sento) durante la notte possono capitare innumerevoli tipi di risvegli. Eccone alcuni:

Il risveglio endogeno

Sei svegliato da uno dei due che piange, parlotta o grufola con volume eccessivo. Questo può non comportare nulla perchè si riaddormenta da solo se sai attendere il giusto senza farti vedere, può comportare una guerra ad armi pari, ossia 1:1, oppure può comportare che in pochi maledetti istanti si risvegli anche l’altro.
A questo punto la lotta diventa 1:2, ma in differita, perchè solitamente il primo si addormenta, tu sei tornata a letto, ma il secondo intanto si è distolto e, quando si riaddormenta, intanto ha risvegliato il primo untore che poi a sua volta….
Tu sei lì che ad un certo punto non capisci più nulla, canti la canzoncina dell’uno all’altro che però non fa l’effetto desiderato, sbagli, ti incarti. Un macello.

Il risveglio esogeno

Solitamente da me è la stramaledettissima signora ottantenne del piano di sopra che in un sol botto, avendo l’impulso irrefrenabile di spazzare sotto al divano alle 5.50 di mattina, muovendo i mobili li sveglia entrambi.
A quel punto la lotta è immediatamente 1:2 in simultanea, e a me succede che si scatenano due forze uguali e contrarie con la piccola dissennatriche che si sveglia piuttosto incazzata per essere stata disturbata nel suo sonno sacro e Felicetto, invece, che a qualsiasi ora si sveglia è sempre e comunque così tanto felice di vederti che poi non si riadormenta più (vedi qui).

Il risveglio preventivo

Ti senti un po’ magica o (nei tre quarti dei casi) un po’ iettatrice, quando ti svegli esattamente 1 secondo prima di quando senti arrivare il primo rumore dalla camera dei bimbi.
Se questa cosa persiste nel tempo, inizi a pensare di portare seriamente sfiga, perchè esattamente nell’istante prima in cui tu eri sveglia e loro no hai pensato tra te e te: “Che culo, sono le 6.30 e ancora dormono”.

Il falso risveglio

Accade quando la radiolina che hai con la stanza dei bimbi si attacca perchè c’è l’imbecille di turno che alle 2.30, tornando probabilmente a casa dopo aver rimorchiato, deve aprire tutte le marce della moto nel vicoletto sotto la loro finestra.
Loro inspiegabilmente non si svegliano, ma tu (che dormi dall’altro lato della casa e che la moto te la saresti risparmiata) invece ti svegli eccome.

Il risveglio per senso di colpa

Accade quando, appena prima di prendere sonno, ti viene in mente che forse non hai coperto uno dei due.
Sei stanca morta, e pensi: “Neppure mi copro, perchè tra due secondi vado a vedere se davvero non l’ho coperta, non subito, solo tra due secon…..” e poi svieni.
Ti risvegli dopo un’ora di soprassalto per un senso di colpa che ti divora, pensi a quanti danni avrai fatto nel non coprire tua figlia, una settimana con febbre e senza poter andare al nido, un menage che va in fumo… corri a vedere e trovi che, in realtà, lei la avevi coperta perfettamente, ma dato che quella che non si era coperta tu, resti poi tutta incriccata almeno per due giorni.

Il risveglio da urlo

Accade quando il bimbo non passa per le fasi intermedie del risveglio, ma dal sonno inizia ad urlare come un ossesso.
Solitamente questo comporta che esattamente in 2 secondi ti sei alzata, hai fatto tutto il corridoio di corsa e sei già vicino alla sua culla. Poi, prima di riuscire a mettere a fuoco l’immagine del bimbo, cadi svenuta.
E ad urlare, a quel punto, siete in due.

Il risveglio da divorzio

Accade quando senti una vocina dalla radiolina che dice flebilmente: “Mamma…. mammaaaa….”
A quel punto, a qualsiasi orario questo succeda, tu ti alzi contenta, perchè non potevi sognare niente di più bello che essere di conforto alla tua bimba dopo  un brutto sogno.
E quando apri la porta e ti avvicini alla culla e le dici: “Dimmi amore, mamma è qui.” Lei ti chiede, con grande innocenza: “Duv’è papà?”

Il risveglio per motivi personali

C’è un ultimo tipo di risveglio, che poi è quello che mi brucia di più.
Questo risveglio accade principalmente quando, per questioni logistiche, devo dormire in camera con la piccola dissenatrice o (peggio ancora) con Felicetto.
In questo tipo di risveglio, il bimbo, di suo, non si sarebbe svegliato, ma si è svegliato a causa del mio russare cavernoso. E purtroppo posso dirlo con certezza, perchè quando sento che il bimbo si sveglia, mi ritrovo in una posizione assurda, tutta supina, con la testa reclinata così tanto all’indietro che per poco non si stacca dal collo.

Ed è qui, però, che quando mi lamento col marito di non aver potuto dormire, lui mi chiede sfinito: “E adesso perchè si sono svegliati?”
Ed io, a quel punto, invece di confessare, di solito dico: “Ma guarda, per me qualche colichetta. Sono già due poppate che non fa cacca.”

Non c’è che dire: sono una brutta persona.

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