C’hai un c’hip?

Quando ci siamo seduti davanti al cardiochirurgo per parlare dell’intervento, io e il marito eravamo oggettivamente un po’ nervosi.

Diciamo che la sensazione era più che altro che c’era un errore di persona e non dovevamo essere noi ad essere seduti, non lì, non a parlare di quelle cose.

Il dottore parlava, e ripeteva palesemente un discorso già fatto molte volte: “Signora, se parliamo del ventricolo destro, le dirò, è una passeggiata. Il sinistro simile, se parliamo però di atrio, ecco la cosa si fa un po’ più complicata…”

Ed io ero lì, con le braccia conserte, strette oooooltre misura, che mi domandavo: “Ma se è solo un po’ più complicato, vale la pena o non vale la pena di chiedere in che senso? Alla fine ha detto che è solo un po’ più complicato…”

E intanto il dottore continuava nel proprio discorso fino ad arrivare al punto in cui ha detto “… per il suo caso io credo che abbia senso metterle sotto pelle un chip, questo le salverebbe la vita, sa il suo caso è asintomatico…, il chip comunica direttamente con l’ospedale…, poi se qualcosa non va lo vediamo direttamente a monitor…, la chiamiamo noi…”

E io ero sempre ancorata lì a pensare “Beh, chissà se voleva dire effettivamente “un po’ più complicato” o invece voleva dire “più complicato” ma poi gli è parso brutto…”

Finchè non noto che, senza capire perchè, il marito aveva cambiato decisamente postura.

Come dirvi, si era come rinvigorito… e, tutto proteso verso il dottore sento che gli domanda “Mi scusi, ma in che senso un chip?”

E partendo da quella domanda, è stato un attimo che mi sono trovata accanto due uomini che, testa a testa sulla scrivania, hanno preso un campione del chip da un cassetto, lo hanno inziato a soppesare, hanno messo alla prova la sua consistenza, hanno lodato il progresso, la tecnologia, il software, la App e -se aggiungete altri temi a piacere- probabilmente non sbagliate di molto.

“Capisce? Avrà una moglie bionica!” “Eh sì… avrò una moglie bionica, è vero…”

E io che, a braccia sempre conserte consertissime, continuavo noiosamente a chiedermi: ma chissà quando sapremo se si tratta di ventricolo o di atrio?

Ah, scusate, dimenticavo: poi l’intervento l’ho fatto.

Vi dirò che è stato molto duro, anche se non abbiamo scomodato l’atrio. Non voglio neppure immaginare…

Però è andato bene.

E per fortuna sono sana.

E non mi hanno messo il chip.

Ora, potrestre trovare voi un modo appropriato per dirlo a mio marito?

17 risposte a "C’hai un c’hip?"

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  1. Andrà bene, forza!

    Ci si sente così fragili quando si deve mettere la propria salute in mano ad altri, affidandosi completamente, che posso solo immaginare come tu ti senta

    ma sappi che interventi di questo tipo sono ormai routinari e garanzia di maggiore sicurezza e benessere.

    Datti tempo e cerca di stare bene tu, un abbraccio

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