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“Grazie dei fiori. Anche io ti farò presto un mazzo così” recitava un vecchia battuta

E’ che c’è questa cosa che mi è tornata in mente e ho pensato di raccontarla.

Quando ho lavorato per quel periodo da Berlino ho visto una scena che mi ha colpito. Vi ricordo ufficio grande loft, open space, fichissimo. Io seduta su una palla.

Bussano alla porta, la ragazza coi capelli color miele,  addetta alla gestione amministrativa dell’ufficio nonché all’apertura porta apre, un fattorino le consegna un enorme mazzo di fiori con una lettera bianca attaccata con lo scotch sulla pellicola trasparente.

Di ragazze nell’ufficio ne eravamo 4. Quella che aveva ritirato il mazzo di fiori, lo sistema coricato su un tavolino non lontano dalla sua scrivania e si risiede davanti al proprio computer.

Mi guardo in giro. Nessuno apparentemente ha notato. Nessuna ragazza in fibrillazione. Nessun ragazzo che sghignazza. Il mazzo di fiori langue, lì. La ragazza coi capelli color miele è molto concentrata a lavorare su qualche documento dietro il suo grande schermo del pc. Non si sente una mosca volare in giro (eccerto, era febbraio). Vabbè, era per rendere l’idea.

Ed ecco che ho l’illuminazione. Ovvio: quei fiori erano per me! Come avevo fatto a non capirlo subito: era la testimonianza di affetto del marito lontano che, attraverso Interfloren mi aveva fatto arrivare direttamente in ufficio i fiori più belli del mondo.

Madonnaedovelimettoadesso? Me li porto a casa o li lascio qui? Sembrerò eccessiva a lasciarli qui? E al marito quando glielo scrivo che li ho avuti? Non glielo scrivo? Gli butto là una battuta? Ma nooo, aspetto. Penso ad una frase ad effetto.

Intanto la ragazza continuava a lavorare e io cominciavo a seccarmi: insomma, oltre mezz’ora, quei fiori sul tavolo… ma non c’era rispetto. Vero che non ci eravamo prese dal primo momento in cui ci siamo conosciute, ma la buona educazione impone dei limiti…

E, infatti, stavo valutando se non era il caso di alzarmi e dirle: ti dispiace se prendo i fiori? Almeno li metto in acqua…

Invece dopo un tempo infinito lei si alza dalla sua postazione e va verso i fiori. Ci siamo, finalmente. Gongolavo.

E invece idda stacca la busta, la apre, la legge, la ripone. Va a prendere un vaso di vetro e ci sistema i fiori.

E poi ritorna a lavorare.

Non so quale atarassia interiore permetta di avere un controllo tale delle proprie emozioni, ma sono ben felice di non averla.

Ah. Poi io ho naturalmente messo il broncio a mio marito, ignaro, per tutta la giornata. Ma questa è un’altra storia.

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