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La mattina, da quando il marito deve accompagnare la piccola dissennatrice al nido e poi andare in ufficio, non si cincischia più.

Le ondate di diapora dei lavoratori romani fanno sì che, se putacaso prendi la tangenziale con soli 5 minuti di ritardo, devi chiedere 4 ore di permesso.

Per l’appunto: la mattina a casa non si cincischia più.

Non so che idea vi siate fatti del marito in tutti questi anni di racconti su di lui, ma vi assicuro che è un uomo tutto d’un pezzo e di principi rigorosi, per cui io so bene quanto gli costi abbandonarli.

L’altra mattina ero in un’altra stanza e sentivo lui e la piccola dissennatrice parlottare concitatamente:

Bibi: “Papaaaaà, ecco nonno!! Ciao nonno! Come ttai?”

marito: “No Bibi, quello non è un telefono, è un cucchiaio. Dai, su, metti i pantaloni…”

B.: “Noooooo, è telefonoooo! Te-le-fo-nooo! …Nooonnooo, come taai?”

m.: “Bibi è un cucchiaio. Dai, mettiamo i pantaloni che dobbiamo andare.”

B.: “No i pantaloni: nonnoooooo!”

m.: “Senti Bibi, mi passi nonno? Pronto nonno ciao, come? Vuoi che Bibi metta i pantaloni? Va bene, glieli metto io…”

E così, anche per quel giorno, il marito è arrivato puntuale. 

Con un po’ di yogurt bianco sull’orecchio, ma pur sempre puntuale.

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