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civiltà

Roma, esterno giorno.

Sono uscita di casa.

Sola.

Arrivo a destinazione fin troppo presto: ad agosto il traffico è inesistente.

Ufficio pubblico, prendo il numero e mi metto in fila.

Luce al neon ospedaliera: evvabbè, pazienza.

Parecchie persone in fila prima di me.

Aria condizionata da cella frigorifera.

Bene, direi, anzi: stra-bene.

Mi metto seduta. Sfodero il mio libro.

Occhi bassi.

Unico mantra: dissuadere chiunque dal rivolgermi la parola.

Concentrazione, leggero brivido, sensazione di avercela fatta.

Pagina 68.

“Magellano, invece, rimane ancor un anno in Portogallo e nessuno indovina di che cosa si occupi. Tutt’al più si osserva che predilige la compagnia di piloti e capitani…”

Molto presto un signore mi avvista. E mi avvista appena prima di alzarsi per andare allo sportello.

“Signora quasi non notavo la sua pancia. Vada pure lei… quanto le manca?”

“Cinque giorni, ma no, grazie, aspetto senza problemi”.

“Ma no, signora, nelle sue condizioni: passi avanti”.

Gelo.

Non lo guardo quasi, occhi puntati sul libro.

“Ma no, davvero, grazie: non ho nessuna fretta”.

Altre persone si inseriscono: “Passi pure signora, per noi non c’è problema”.

“Ma no, davvero…” ripeto, con il dito che mi fa da segnalibro.

“Signora…”

“Sentite, insomma: a casa ne ho altri due. Potrò almeno concedermi una cinquantina di minuti di fila o no? ”

E che maniere: non mi sembra poi di star chiedendo molto.

Almeno un po’ di civiltà…

🙂

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