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quano non c'è malizia

 

Nell’incipit del libro “Notre Dame de Paris”, Victor Hugo racconta di aver partorito il romanzo dopo aver letto un’iscrizione quasi illegibile in greco antico all’interno di una delle torri della Cattedrale.

La parola era “ANANKE“, che significa “destino“, ma si tratta di un destino avverso, perchè sigifica anche “necessità“.

E così, immaginando chi mai potesse maledire il proprio “destino avverso” nel buio di una torre della Cattedrale, Hugo immagina l’arcidiacono Frollo, straziato dall’amore impossibile per una gitana, che si strugge dalla gelosia fino a desiderarne ed architettarne la morte.

Molto più in piccolo, e già ve l’ho detto più volte qui e pure qui, anche io quando leggo le scritte sui muri mi chiedo sempre cosa le abbia originate, quale scintilla abbia fatto mettere in borsa lo spray e uscire di casa dicendo: “Ciao eh, io esco. Non mi aspettate, torno tardi!”.

Poi in questo caso la cosa è superlativa, perchè mi pare evidente che uno ha scritto la prima parte… ed un altro deve essere passato qualche giorno dopo per chiarire meglio il concetto!

Se volete, ecco le mie ultime foto trovate qua e là: Scritte sui muri 7.

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