Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

pomeriggio alla coop

E’ un post luuuungo. Fate un po’ voi… 🙂

Adesso non voglio approfondire l’ennesimo caso di malagiustizia, ma la Coop ha messo una taglia sulla testa del mio (povero) marito. Anche spinta da questo domenica scorsa, tornando dall’ultimo bagno della stagione (forse) ho lasciato a casa il marito e con la piccola dissennatrice assicurata da multipla cintura nel suo seggiolino, facendo pratica con l’auto appena acquistata, mi sono diretta alla Coop più vicina  per comprare “giusto 2 cose”.

La guidata è andata bene, anzi benissimo, tanto da rimanerne stupita io per prima.
Entro nel grande parcheggio sotterraneo dell’Euroma2 e già nel mettermi in coda prima della sbarra di ingresso delle auto mi rendo conto del perchè io solitamente quel posto non lo amo.
Solo una volta entrata, però, e precisamente mentre giravo vorticosamente per i settori giallo, arancione, fucsia (che per gli uomini vuol dire “rosa”) e così via, mi sono resa effettivamente conto che tra “non amare” e “detestare” la sfumatura non è banale.

Trovo parcheggio dopo una decina di minuti, milioni di giri in tondo e 7 rischi di incidenti con i carrelli di quelli che tornavano alle macchine ma, udite-udite come baciata dalla fortuna, mi rendo conto di essere molto vicina alle scale mobili per salire al piano dei negozi.

Cerco la moneta per prendere un carrello direttamente in garage ed adagiarci la dissennatrice proprio come Marge Simpson con Maggie, ma mi rendo conto che non solo non ho monete, ma che non ho neppure 5 euro per chiedere a qualcuno di cambiare: dovrò prelevare di sù.

Mi incammino con la dissennatrice sgambettante ed entusiasta di saltare sulle scale mobili ed arrivo al piano I. Guardo la mappa e mi rendo conto di essere al punto esattamente più lontano dalla Coop.
Iniziamo ad avventurarci a piedi bidòn-bidòn fino a che Bibi non si è ricordata che ha appena 1 anno e 6 mesi e che dopo 180 passi lei ha fatto il suo.

La prendo in braccio.

Procedendo indifferente con una bimba in braccio che mi spingeva il suo dito nel mio orecchio, provando a verificare se oltre il timpano ci fosse qualcosa di interessante, ad un certo punto, dal nulla, mi arriva un’improvvisa impellenza di fare pipì. Ultimamente funziona così: on/off. Solo che quando è “on”  compare anche la scritta “no mercy“.

Ritorno indietro fin dove avevo visto l’insegna del bagno e spero di poter utilizzare il bagno per disabili/con fasciatoio (che di solito è più ampio) per poterci entrare con la dissennatrice.

Fuori servizio. Come se fosse un disservizio come un altro che un disabile che deve andare in bagno non possa. Ma infatti, giuuuuusto, che se la tenga!

Entro allora nell’altra porta con i loculi-WC che a questo punto per me rappresentava l’unica soluzione, dato che già saltellavo come una danzatrice di pizzica da una gamba all’altra.
Ma mentre mi chiedevo che incastro avrei usato per farci entrare anche la dissennatrice mi rendo conto che attorno ad ogni gabinetto c’era un lago di fluidi puteabondi che non identificarli era meglio.
Eddàto che la piccola, appena chiusa la porta, si sarebbe i-m-m-e-d-i-a-t-a-m-e-n-t-e seduta per terra ho capito che tenerla con me non era un’opzione.
Riapro la porta e vedo una signora anziana che si lava le mani: “Signora, mi tiene mia figlia per un solo minuto?”
E così, augurandomi che la signora non avesse in casa almeno una dozzina di figli altrui racimolati nei bagni pubblici, mi distinguo per riuscire a fare la pipì-più-veloce-del-west, mi vado a riacciuffare labbambina, e mi scuso con la signora per lo sguardo schifato che le aveva fatto Bibi per tutto il tempo e che era evidente che la mortificava.
Povera donna: oltre al danno, la beffa.

Prelevo.
Vado a farmi cambiare il taglio più piccolo uscito dal bancomat (ossia 50 Euro) in monetine per poter prendere un carrello e finalmente alla Coop riacquisto una dimensione più umana, sistemando Bianca nel suo bel sediolino.

“Oltre a quello che devi comprare, prendi il foglio delle offerte e fatti ispirare” mi aveva detto il marito che la sa lunga di ipermercati.
Lo cerco, lo trovo, lo apro.
Bah.
Non mi veniva in mente niente. Mi servivano o no 6 confezioni di detersivo apparentemente molto scontato? Sì, forse. No, probabilmente.

Il mio problema con le offerte è che non ricordo mai se ho visto l’articolo altrove a prezzi più convenienti e, se invece me lo ricordo, non saprei dire precisamente dove.
Le offerte mi bloccano come se fossi una gazzella davanti al leone.

Prendo 1 kg di biscotti  mai provati in offerta.
Faccio 50 passi e poi torno indietro e li rimetto a posto E se non mi piacciono che me ne faccio di 1 kg?
Parlo per 5 minuti con la signora che pubblicizza lo stracchino in offerta giurandole che non ne mangeremmo così tanto e che non è una questione personale mia-sua, ma lo spalma stracchino in omaggio non mi attrae a sufficienza per quella spesa.
Mi perdo di fronte a 500 marche di yogurt per la dissennatrice, comparo i caffè sul prezzo al chilo, ma più per cultura personale che per interesse, torno indietro di 3 settori perchè ho dimenticato di prendere il parmigiano (stagionato quanto?).
Faccio la fila al banco salumeria per prendere del prosciutto per la dissenatrice per poi capire che avevo letto male la numerazione del tabellone per la fila e che avevo 20 numeri davanti, quindi niente, torno al banco frigo e cerco tra i sottovuoto.
Coooosa? Prosciutto che scade tra 20 giorni?? Ma cosa sono conservanti al gusto di suino o è vero prosciutto? Lo prendo? Sì, no… ma dai, no…
Ceci, ecco, devo prendere i miei ceci… dove saranno qui i ceci?

E così via.

Con la piccola madamina che, seduta nel sediolino del carrello, prendeva tutto quello che le passavo, lo soppesava, lo strattonava e poi lo buttava come una cestista in erba nel carrello alle sua spalle con grande soddisfazione.
Tranne che per il vasetto dei miei adorati cetriolini sott’aceto, ovviamente, perchè per quello invece aveva avuto l’impulso di buttarlo con spinta f-u-o-r-i dal carrello, facendolo quindi spaccare in mille pezzi riempiendo di vetri e cetriolini e acquetta puzzolente il reparto “pasta e riso” e soprattutto inondando miei sandali di pezzetti di vetro.

Come se ogni giorno raccogliessi i cetriolini da terra, mi chino con grande naturalezza con un fazzoletto chiesto a due tipi lì vicino, faccio un mucchietto di tutto e lo ammasso sotto la parte “noodles” immaginando che lì ci sarebbero andate meno persone.
Mi vado a scusare con una dipendente, trovo finalmente il latte fresco che qui, inspiegabilmente, è posizionato vicino alle casse e mi metto in fila.

C’era una quantità di gente esasperante, attendo almeno 20 minuti il mio turno, la dissennatrice finisce un intero pacchetto di Plasmon e comincia a far notare che si sono fatte le 19 e che vuole mangiare e, esattamente nel momento in cui metto le mie cose sul nastro della cassa, quella deficiente in fila dietro di me mi dice: “Lo sapeva che aveva la cassa prioritaria, dato che è incinta e con una bambina piccola?”
Mi viene da dirle: “Certo che lo sapevo, ma per me l’attesa è un momento creativo” e invece mi trattengo e lancio solo due o tre maledizioni generiche. E mi auguro che le si spacchino le busta appena dopo averle riempite di spesa.

Pago, presentando quello che mio marito a scatola chiusa mi aveva dato: “Questo è un buono di 13 euro. Usalo!”
La cassiera non lo accetta.
Io per non sfigurare verso mio marito che ci teneva alzo un po’ i toni “E però  non è possibile, mi avevate detto che era valido!!! Qui alla Coop fate sempre così” per poi sentirmi dire dalla tipa: “Guardi questa è una fattura di un tavolo, non so cosa vuole che ci faccia”.
Mortificata, ma fingendo superiorità, riempio le buste e spingo il carrello fino alle scale mobili in corrispondenza del mio parcheggio per rendermi conto solo in quel momento che non essendoci le rampe col cavolo che potevo mettere il carrello sulle scale mobili per arrivare alla macchina!!!

Rifaccio praticamente correndo tutta la navata, con la dissennatrice in grande giubilo per essere sballottolata, scendo in garage attraverso le rampe, e capisco che ho perso a quel punto qualsiasi orientamento per raggiungere la mia macchina parcheggiata in un settore di cui ignoravo il colore.

Giro e rigiro, la trovo.
La dissennatrice a quel punto era stufa: segno di massima incazzatura è vederla lanciare il ciuccio. Ciuccio che infatti arriva sotto una macchina vicina, e che mi stendo per terra per recuperare.

Ha fame. Nulla la tiene più.

Le apro un pacco di crostini con grassi saturi e idrogenati al 1000%. Faccio finta di non averlo notato. Sopravviverà.

Mentre carico le buste nel portabagagli mi chiama il marito che mi fa un po’ seccato:
“Ma dove cavolo sei finita? Ci dovevi mettere massimo una mezz’oretta!!!”
E io, con supremo distacco, gli dico “Ma infatti, mi sto proprio mettendo in macchina”
“Ma come si fa a metterci più di due ore e mezza per fare la spesa!!!!”.
“…ma guarda, è un po’ più complicato di così…”

(Questo post è dedicato al marito a cui non avevo raccontato niente. Ti giuro, quella piccola botta alla macchina non l’ho data io. Smack).

Annunci