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pastaAlcune cose, quando meno te l’aspetti, ritornano.

Per lunghi anni della mia adolescenza sono stata testimone di un evento che aveva quasi dell’incredibile e che si ripeteva, puntuale, quasi tutte le sere.

Mio padre andava in ufficio. In ufficio aveva una mensa. A quella mensa lui mangiava.
Mia madre rimaneva a casa. A casa faceva tante cose. Tra queste tante cose lei cucinava.

Era raro che il rientro di mio padre la sera scatenasse episodi sublimi come quello che ho raccontato qui. Diciamo che di solito la normalità era un’altra.

La cucina era la stanza esattamente più lontana dall’ingresso, quindi spesso dovevamo aspettare che mio padre mettesse effettivamente piede in cucina per sentirlo borbottare, o in qualche caso addirittura imprecare.
Qualche rara volta, però, siamo riuscite a sentirlo imprecare direttamente dall’ingresso, se l’odore arrivava fin lì.

Era praticamente una scienza esatta: mio padre scopriva, solo a ridossso della cena, che a casa era stato preparato e-s-a-t-t-a-m-e-n-t-e quello che aveva mangiato la mattina a mensa.
E spesso non si trattava solo del primo o del secondo, ma del primo e del secondo. Telefonarsi non era un’opzione, i miei non si parlavano.

Per lunghi anni ammetto di aver pensato che mio padre lo facesse per finta, solo per donare quel pizzico di brio alle serata casalighe, ma poi mi sono sposata.

Il marito lavora. Nel suo ufficio c’è una mensa. A quella mensa lui mangia.

E così da qualche anno mi trovo anche io a lottare contro il fatto che il marito, chiusa la porta di casa, mi urla: “Ma mica hai cucinato lenticchie anche tu???? Perchè le ho mangiate a pranzo…”.

La cosa può ripetersi per quasiasi tipo di alimento, dalla pasta e ceci alla fittata di patate, dal risotto ai porri alle polpette con la salsa.
E vale anche per le combinazioni più inusuali: “Noooo, non ci credo!!! Seppie ripiene di cipolline di tropea e tofu? Cheppalle …ho mangiato lo stesso a pranzo!””.

Ovviamente noi che (ancora) ci parliamo, risolviamo a monte la cosa con un frettoloso scambio di messaggi nel primo pomeriggio, che non esitrpa il problema alla radice, ma cura solo i sintomi:

Io: “Amore, che hai mangiato per pranzo?”
Lui: “Tortelli di zucca in crema di brie e gorgonzola”
Al che io: “Va bene, allora i tortelli di zucca io te li cucino domani con la salsa…” perchè ovviamente li avevo comprati la mattina anche io…

Per me l’origine di questa affinità culinaria elettiva tra cuoche resterà sempre un mistero.

Solo che ora ho un problema in più, perchè la piccola dissennatrice mangia al suo nido.
E considerando che non hanno un menu settimanale, scopro sempre troppo tardi che se avevo pronte le polpette, la mattina le hanno servito sformato di vitello, che la volta che ho preparato pasta con la ricotta, l’aveva mangiata a pranzo, piselli? Piselli. Legumi? Legumi. E così via.

Ma con lei ancora me la comando io:

Io: “Bibi, a pranzo hai mangiato pesce?”
Lei: “Ti”
Io: “No, aspetta che ti rifaccio la domanda: a pranzo hai mangiato pesce?”
Lei: “Nu, nu”
Io: “Ah, ecco, perfetto, perchè mamma ti ha cucinato sogliola con patate. Buon appetito.”

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